lunedì 27 ottobre 2014

La strada

Dovrei lavorare, e vi assicuro che ho davvero tantissime cose da fare, ma oggi come due mesi e mezzo fa, quando sono andata totalmente in crisi per il lavoro, guardo lo schermo ma la mente vola.
A questo proposito dico che le cose, per quanto immobili, stanno migliorando.
Principalmente perchè sto prendendo questo periodo come una importante occasione per guardarmi dentro, per scegliere e decidere.
Inutile dire che ogni 5 minuti cambio idea, e mi sento come una banderuola al vento.
Ma non credo che sia sbagliato, credo sia molto umano e sia un passo importante nel processo decisionale che deve farmi pensare a "sì, vorrei fare questa cosa".
Nello specifico, si tratta di cosa farò quando mi licenzierò dal mio lavoro.
Lasciamo da parte le tempistiche, perchè la prima data realistica sarebbe il 6 marzo 2015 (non è a caso, fidatevi), l'ultima invece è fine-pena-mai: cosa fare dopo?
Il punto fermo è che non voglio più essere una consulente. Questo è veramente quanto di più reale e tangibile c'è in tutta la storia. Basta consulenza. Essere sempre l'ultima arrivata, sgomitare per farsi valere, difendersi da sconosciuti che cercano di accoltellarti alla schiena, di calpestarti e di buttarti fuori da un progetto di cui peraltro non mi importa un fico secco, difendersi dallo sfruttamento che i tuoi capi ti impongono sempre, dalle ore infinite e fuorilegge di straordinario non retribuito, e potrei andare avanti così parecchio.
La consulenza FA SCHIFO. Chi fa il mio lavoro sa quanto siamo sfruttati e quanto sia "normale" "ovvio" "da mettere in conto" il fatto di non avere orari, sabati, a volte domeniche, capodanni e ferragosti (per esempio se si sta mandando live un progetto). Girava un meme amaro in una azienda dove lavoro spesso, in cui il nuovo assunto si iscrive in palestra e tutti i colleghi si sganasciano dalle risate.
A me non fa proprio ridere, è una realtà fatta di nevrosi e sfruttamento. Questo è. Ho provato per tanti anni (anche l'anno scorso) a iscrivermi a qualsivoglia corso...ovviamente non è sostenibile, ma OGNI ANNO ci riprovo, tranne questo, perchè sono un po' qui e un po' in america e quindi vabbè.

Dopodichè sto maturando da anni una idea di strada che potrebbe fare per me, dove da un lato potrei metterci del mio, dall'altro potrei provare a formarmi. Piano piano, questa cosa si è insinuata dentro di me, e probabilmente sarà la strada che proverò a percorrere non appena potrò licenziarmi.
E' ancora presto per parlarne davvero, però insomma...provo a fantasticare anche per avere un obbiettivo lontano, qualcosa a cui aggrapparmi nei momenti in cui mi dico "non ce la faccio più"...e funziona, davvero, sono sempre meno i momenti in cui dico "non ci riesco" e sempre più i momenti in cui penso "tieni duro, la luce è in fondo al tunnel".
Prima o poi finirà. Ecco la verità. Finirà e io sarò libera di provare, fallire, farcela. Su una strada che per la prima volta sceglierò io, e non imposta dall'alto.
Mi ha aiutato molto parlare con Danieru-chan a Detroit, a inizio mese (eh, non vi ho raccontato che sono andata a trovare famiglia e conoscenti nel weekend del 4-5 ottobre, o avrei dovuto lavorare), quando mi ha detto quello che mi ha detto, e io anche se non volevo crederci ho realizzato che è vero, che il retaggio culturale non si può evitare se non se ne prende coscienza, e che era inevitabile andasse com'è andata. Ora però lo so, ora però posso mettere da parte tutto col cuore in pace.
Non avevano altra scelta, loro, ma io ce l'ho.
Piano piano, un passo alla volta, e poi sarò libera.
(e probabilmente, disoccupata!!! xD )


6 commenti:

Cecilia Costantini ha detto...

Tocca imparare a pensarla come gli americani o i britannici, si è sempre in tempo per scegliere una nuova carriera, per ricominciare, per dare una svolta ... il lavoro non deve necessariamente piacerci, però non deve interferire con la nostra vita reale, vera, fuori dalle pareti dell'ufficio. Quando succede è il lavoro sbagliato, meglio allora andare a fare gli spazzini, che almeno si sta all'aria aperta.

Zion ha detto...

esatto, ed è un lavoro onesto e dignitosissimo.
Non amo pensare a cosa diranno moltissime persone quando spiegherò che da analista di sistemi informativi passerò ad essere...qualcos'altro!
Probabilmente penseranno che mi sono bevuta il cervello, che sono una poveretta, che butto a mare 11 anni di sacrifici. Ed è tutto vero, non sto bene, ecco perchè voglio cambiare la mia vita, non sto bene per niente.
Ne va della mia salute.

Cecilia Costantini ha detto...

Ti capisco perfettamente, perché io prima di arrivare a questa stessa conclusione ho rischiato davvero di brutto, stavo sempre in ospedale. Per me non si trattava di cambiare lavoro, ma di cambiare me stessa e capire che il lavoro non era la mia vita, che la mia vita era fuori. Faccio sempre lo stesso lavoro, ma lo faccio in modo profondamente diverso ora, perché non definisce tutta la mia identità. Però se ciò non fosse stato possibile, se non fossi riuscita a ritagliare la mia vita 'vera' fuori dal lavoro, allora avrei fatto come te! Quindi coraggio, vedrai come starei meglio dopo!

PRxT ha detto...

Noo, non ci credo, ma sei consulente informatica anche tu!!??!?!?!?!?!?!??!?!?
Collegaaaaa!!!

Allora, io faccio questo lavoro da 14 anni e mezzo. Ho alternato momenti di entusiasmo, a momenti di totale sconforto, ma in realtà poco ho fatto per cambiare veramente la mia vita, forse perchè, in realtà, quella che faccio non mi pesa tantissimo.

Diciamo che sono dallo stesso cliente da 14 anni, forse è questo che non mi fa sentire una semplice pedina, anche se non avere molte responsabilità riconosciute ma tutte 'implicite', e far guadagnare fior di premi di produzione ad altri mi pesa un po', specie dato che il 90% dei progetti li seguo io dall'inizio alla fine.....
Però sai che c'è? Se vuoi cambiare, fallo prima di avere voglia di avere un bimbo. Perchè dopo, almeno per un po' di tempo, purtroppo si diventa così poco competitivi che avere qualcuno che ti conosce già è senz'altro meglio che cominciare a farsi conoscere.
Spero di essermi spiegata...

Intanto in bocca al lupo, la serenità prima di tutto, anche perchè marzo non è così vicino, quindi hai tempo di riflettere bene sul dafarsi.

Un abbraccio.

Zion ha detto...

cia collega! sì avevo capito da tempo che siamo colleghe...quello che non avevo capito è che eri dallo stesso cliente da 14 anni.
Penso che sia il motivo per cui non sei nelle mie condizioni: è stressante e difficile anche per te, ma almeno non sei sballottolata a destra e a sinistra, dall'america all'italia, dal piemonte alla lombardia, dal veneto e ritorno, come me negli ultimi anni, sempre in viaggio e in movimento, immersa in realtà in cui appunto non ti conoscono e sei sempre l'ultima arrivata.
Se non altro, dopo 14 anni si fidano di te e ti vogliono, o non saresti lì! E' una gratificazione, oltre a darti una certa tranquillità nel sapere dove sarai domani. A me capita che mi chiamino dicendo "allora domani sei da x" e io ho l'auto dal meccanico...non ti dico che salti mortali per incastrare tutto.

Grazie mille per il consiglio, è assolutamente una cosa sensata e da tenere in considerazione.
Ti abbraccio!

Moky in AZ ha detto...

Brava Zion!