giovedì 16 aprile 2015

Lo zoo

Il mio nuovo team di lavoro è centomila volte migliore dell'ultimo con cui ho lavorato, e su questo non ci piove.
Anche qui, comunque, ci sono personaggi interessanti, che osservo come fossero scimmie allo zoo. Sono affascinata e allo stesso tempo sento una discreta repulsione per un soggetto in particolare, che ho ribattezzato Junior.
Junior ha un viso angelico di una bellezza conturbante, l'altezza di un vichingo e i modi di uno scaricatore di porto. Anzi, sono convinta che uno scaricatore di porto possa essere molto più fine ed educato di questa giovane di circa un quarto di secolo di età. Sottolineo che è una donna, non un maschio, ma il soprannome può trarre in inganno.
Le prime 3 settimane su questo progetto sono state le più difficili, perchè qualunque cosa dicessi ad alta voce era ribaltato da Junior come una frittata per trattarmi a malo modo ed essere scortese. E' una cosa che ho notato in primis con me, ma poi mi sono accorta che lei generosamente la spalma su quasi tutti i colleghi che sono genericamente educati.
Esempi:
Junior alle ore 10: "ah, mi fa male la schienaaaa mi fa male la schienaaaa"
Junior alle 15: smorfia di dolore, di fronte a me (e ci sono solo io).
Io, un po' preoccupata: "ti fa male?"
Junior: "se qualcuno non mi ci facesse pensare, nemmeno lo noterei il dolore!".
Ma muori male.
Oppure:
Junior in una stanza vuota con solo me seduta a fianco a lei: "domani devo noleggiare una bicicletta per andare ad Amsterdam".
Io (a cui sembra estremamente scortese non commentare la cosa, visto che evidentemente si rivolgeva a me): "che bella esperienza andare in bicicletta ad Amsterdam, anche io noleggerei una bicicletta se fossi in te".
Junior con voce scocciatissima: "ma A ME piace CAMMINARE!!!".
E allora checcazzo vuoi?????????'
Oppure:
Tutta settimana stacco io la spina sotto la scrivania del mio laptop, e per essere gentile siccome è scomodo e sporco già che sono lì stacco la spina anche a lei (siamo sedute vicine) chiedendole ogni volta conferma.
Una sera, Junior si stacca la sua, si rialza e fa "oh non ho staccato la tua perchè non so quanta batteria ti resti". MA CHIEDERLO NO???
E non ha mai ringraziato. La sua risposta era "sìsì stacca".
Oppure:
Io: "Junior, ti ho portato questa cosa che mi hanno chiesto di darti che ti serve urgentemente"
Junior: "bene".
NO, MALEDUCATA, NON "BENE". GRAZIE SI DICE, GRAZIE.
Oppure:
Collega che sembra il capitano Picard: "ciao Junior, ti senti meglio?" (fa riferimento al fatto che la sera prima Junior era rimasta in hotel senza venire a cena con il gruppo)
Junior: "sto e stavo benissimo"
CcsP: (sorpreso) "ah ma allora potevi venire con noi a cena, che peccato"
Junior (con voce isterica e scocciata): "ho fatto le mie cose, ho fatto la valigia, mica dovevo venire per forza con voi"
CcsP: (stralunato) "ah...certo...scusa..."
Junior si alza e se ne va.
Io sorrido sorniona al mio collega e gli dico: "non è colpa tua. Semplicemente, non chiedere niente."

E questa è infatti l'arma che ho imparato in fretta a usare contro di lei: il silenzio.
Il silenzio e l'indifferenza totale ai suoi modi maleducati, alle sue reazioni volte a farti sentire in errore anche se volevi solo essere gentile.
Non le chiedo più se sta bene o male, se vedo che ha messo un makeup nuovo non faccio commenti carini e incoraggianti (tanto mi risponderebbe "a me invece fa cagare!"), mi limito a sorridere e a dirle buongiorno, e questo è quanto.
Quando lavoriamo assieme sono collaborativa e anche lei lo è, quindi la situazione è ottimale: le ho solo spuntato le armi. Appena mi è capitato di abbassare la guardia e lasciarmi sfuggire un qualsivoglia commento carino, mi ha sempre sempre sempre ributtato indietro un commento acido o una frase scocciata.
Poverina.
I primissimi giorni ero a disagio, ora invece mi diverto come una matta perchè la trovo patetica nel tentativo di essere simpatica con scherzi grezzi e infantili, scivolando molto spesso in situazioni imbarazzanti (in cui lei non si imbarazza per niente e va avanti come un panzer, quando invece chi è coinvolto ci resta di sale).
Se siamo a colazione sfortunatamente assieme in Hotel, io mangio tranquilla e in silenzio e lei si muove a disagio, prova a leggere il telefono e a fare facce e ridacchia, ma io non chiedo niente, perchè le prima volte che ovviamente l'ho fatto con commenti come "sei allegra!" oppure "tutto ok?" lei aveva reagito malissimo facendomi capire che non erano affari miei. Ma lusingata che le dessi attenzione, evidentemente.
Ora che semplicemente non me ne curo, piano piano ha smesso di lanciare segnali di attenzione e resta semplicemente a disagio a sistemarsi sulla sedia.

Adoro essere una donna adulta con esperienza!!! :D

venerdì 3 aprile 2015

Un altro arrivo, un'altra partenza

Sono appena tornata da Cracovia, una esperienza come le altre, cioè lunga (lavoravamo 11+ ore al giorno) e difficile per la sensazione di essere sempre una pila scarica.
Mentre scrivo sto lavorando. Ho appena lanciato una serie di job in background, quindi lavorano felici e tranquilli, e fra poco dovrò confrontare il risultato con dati in mio possesso.
Notate l'ora, non è sbagliata: superiamo le nove di sera. ma d'altronde chi fa il mio mestiere lo sa che va così, impegni personali, amicizie, hobbies: tutto piano piano diventa uno sfondo sfocato, e restiamo assorbiti in un gorgo che non ci lascia scampo.
Non è questione di imporsi per uscire prima dal lavoro.
Quando troppe persone dipendono da quello che riesci a chiudere, tu non te ne vai facendo spallucce. E' il sistema che è malato e prende meno persone facendogli fare il doppio del lavoro, me ne rendo conto. Ma schiacciata tra le mille responsabilità, non si può fare altro, la scelta non esiste e anche se non sto salvando vite umane, io resto qui e lavoro finchè non ho finito.

E come me, milioni di altre formichine che hanno un mutuo da pagare, dei figli da mantenere, una moglie da accontentare, un ego da soddisfare.
Io non so più cosa voglio. Se da un lato so che sto semplicemente spremendo il fondo del dentifricio (io sono il dentifricio), dall'altra parte mi sento terribilmente inerte.
Come un pacco postale, prendo aerei ogni settimana per andare qua e là.
Sono tornata a casa e non ne ho riconosciuto l'odore, quando ho aperto la porta.
Quando la sera, finita la riunione alle 9 di sera, dico "torniamo a casa", sto parlando della mia stanza d'albergo.
Non guido da giorni, prendo solo taxi perchè vanno in nota spese.

Ma secondo voi, vivere così, è una figata? No perchè qualcuno mi ha pure detto "vorrei essere al tuo posto". Io ve lo dico: state al vostro, fatevi una casa, una famiglia, ricordatevi di com'è fatto l'abbraccio del vostro partner, la sensazione di protezione delle vostre cose. Perchè niente è indelebile nella nostra memoria, e io riguardandomi indietro nell'ultimo anno non vedo altro che una corsa infinita senza aver costruito niente di vero.

mercoledì 25 marzo 2015

Non sono sparita...

...E' solo che sono a Cracovia a fare il mio lavoro, con un nuovo progetto, nuovo team, stesse dinamiche.
Ieri sera ho detto a cena che non si può pretendere il 120% da una persona per un lungo periodo (posso capire in un momento di picco di lavoro, una cosa passeggera) e mi è stato detto che siccome abbiamo su questo nuovo progetto picchi tutti i mesi per i prossimi due anni, non è un ragionamento accettabile.

NON
è
UN
RAGIONAMENTO
ACCETTABILE.

L'unica cosa che mi consola, è che il team è fatto di persone civili ed educate, quindi basta gruppi di Whatsapp di lavoro dove vengono postate immagini pornografiche, battute infelici sessiste o omofobe, e basta a un registro estremamente basso nelle conversazioni.
Però, tutto il resto ovviamente non cambia.

venerdì 13 marzo 2015

La negazione della realtà

Nella mia famiglia di origine si è sempre verificato un interessante fenomeno di rimozione in blocco.
Qualunque problema, dal più piccolo al più grande, viene ignorato come se non ci fosse. Si nega anche l'evidenza, anzi soprattutto quella. Il problema non c'è, non viene menzionato e non esiste spazio per alcun dubbio che tutto stia andando bene e sia tutto perfetto fino a quando poi la situazione è talmente nera che qualcun altro di esterno non interviene e dice ad alta voce quello che mia madre - fulcro gravitazionale della mia famiglia di origine - non ammette mai e poi mai ad alta voce.

Mia madre ha un quoziente intellettivo particolarmente alto, ed è innegabilmente una persona dotata e preparata, eppure assume questo atteggiamento di negazione della realtà che mi sembra impossibile da accettare.
Per contro, una figura di riferimento molto importante nella mia vita mi dimostra da 20 anni che c'è un'altra strada che si può percorrere, quella del dialogo e del voler comunicare a tutti i costi. Coi suoi figli sta costruendo quel canale aperto di comunicazione e dialogo che io avrei sempre desiderato avere con i miei genitori. Sarebbe stato un sogno poter aprirmi con loro e veramente confrontarmi su temi difficili, almeno per me, e sentirmi meno sola nel tortuoso cammino adolescenziale.
Che sì, è un percorso di inevitabile distacco dalle figure parentali, ed è normale avere contrasti in casa, ma non è normale invece la chiusura a qualsiasi dialogo che ho sempre riscontrato nei miei genitori che sembravano tapparsi le orecchie con le mani lallando come neonati non appena cercavo di discutere di argomenti per me importanti e vi assicuro assolutamente leciti.

Insomma, nonostante i miei quasi 35 anni, ancora riesco a strabiliarmi del potere che ha mia madre di farmi bruciare dentro. In questo periodo di grande sofferenza per me (non solo per me, me ne rendo conto), la concomitanza di più situazioni mi sta letteralmente vampirizzando le energie, e fatico davvero a restare a galla.
Dopo i miei medici che mi hanno sgridata e cercato di indirizzare correttamente sulla buona strada dell'alimentazione e della cura di me, ieri sono andata a farmi fare un massaggio alla schiena dalla mia massaggiatrice thailandese.
E' bravissima, fa un male cane ma è un massaggio molto efficace. Mentre mi massaggiava, ha commentato nel suo italiano stentato: "Corpo senza energie, tu senza energie. Troppo poche energie!", scuotendo la testa.
Persino lei me lo dice...l'ho raccontato a mia madre che ha detto:

"forse mangi troppo poco!".

Non sto a descrivervi come mi siano rotolate lontanissime le palle. Lontane, lontane...ma ci è o ci fa?
No, dai, ma per favore. Era la seconda volta che mi ha fatto cadere la mascella ieri, visto che al mattino è venuto fuori che pensava io fossi contenta di cominciare questo nuovo progetto.
Scusate, cerco di ripeterlo perchè non ci credo ancora: pensava io fossi contenta di cominciare questo nuovo progetto.

Per essere un genio, è davvero la persona più ahehm INGENUA che io conosca. CONTENTA??? Contenta di cosa??? Di lavorare anche nel weekend? Di stare lontano senza vedere mio marito??? Di passare più tempo in albergo che a casa??? Di non potermi licenziare da un lavoro che non sopporto più??? Di dover rinunciare a tutti i progetti che stavo facendo???

MA DI CHE COSA SI DROGA???

Diciamo che questa è la ciliegina di questo periodo orrendo.
La nota positiva? Mio marito, con pure tutte le difficoltà comunicative che lo contraddistinguono, è capace di starmi vicino. Io mi allontano, e lui mi riacciuffa. Ecco, sono come un palloncino di elio legato a un filo sottilissimo, solo che chi mi tiene per bene a terra è lui, che si fa il nodino al dito in modo da non perdermi e tenermi ancorata.
Allora via, provo un nuovo approccio:
"coi miei tempi". Una cosa che non faccio mai, quello di cercare di rispettare i MIEI tempi, visto che la mia vita lavorativa è caratterizzata dalle scadenze che non si possono bucare. Tanto per capirci, lavoro in posti dove alle pareti ci sono enormi cartelli che urlano FAILURE IS NOT AN OPTION.
Bene, proviamo a fare invece una inversione di marcia. Coi miei tempi, col mio passo. "Impegnati meno" ha detto mio marito. Mi sa che ha ragione, altrimenti finisco in ospedale e non sto esagerando. Less is more, si dice da qualche parte. Facciamone una filosofia di vita, o almeno proviamoci.

martedì 10 marzo 2015

Un cuore nero

Questo mese mi è scivolato via come se fossi assente da me stessa, come se mi guardassi da fuori lavorare, correre, vivere.
Ho avuto molte cose da fare, tra cui gestire una settimana intera di mio cugino americano che ho voluto fortemente qui, per passare insieme del tempo. L'abbiamo fatto, ognuno con le proprie ferite, ognuno con le proprie storie. E ci siamo aiutati tantissimo a vicenda, ho potuto godere della sua presenza e dei bei momenti che abbiamo passato assieme riempiendoci gli occhi di meravigliose opere d'arte e paesaggi mozzafiato che il nostro bel Paese offre.
Questo mi ha aiutato senza dubbio a prendere fiato un momento e saltare al livello successivo.
Sto lavorando su un nuovo cliente, nuovo team, nuovo tutto, non meglio di prima certo, sempre molto "challenging" come amano dire nel mio lavoro per non dire "ti inculiamo i sabati e se possiamo anche le domeniche e tu devi pure ringraziare".
Parto ancora? Ma certo, prima tappa Polonia, quel buco nero che non conosco nell'Europa centrosettenrionale che per me è terra sconosciuta, e tranquilli continuerà ad esserlo perchè non avrò tempo di fare la turista.
Poi? Olanda, pare, e vediamo cosa si riesce a mettere nel pacchetto subito dopo, forse paesi baltici o forse Stati Uniti di nuovo, chi lo sa?
Contenta? manco per un cazzo visto che non ne posso più di aerei e di stare lontana da mio marito.
Non ci vediamo mai, la sera stramazzo sul divano o a letto senza che manco ci siamo detti "ciao", sono una specie di fantasma in casa che si trascina a destra e a sinistra facendo il suo dovere di soldatino ma senza alcun cuore.
Vorrebbe fare un weekend a sciare, ma io non ne ho le forze, non ci riesco. Sono una specie di guscio vuoto, sto seguendo la dieta ma anche quella non dà abbastanza energie, inoltre è difficile seguirla per tre pasti al giorno visto che sono fuori casa sempre e comunque.
Se non scrivo nel blog non è che non ho storie, aneddoti o novità: è che sto cercando di non pensare a quanto la mia vita mi faccia cagare e quanto sono intrappolata in questa situazione senza uscita. Non vedo altro, vedo solo una gabbia. Il resto del mondo è fuori e vive, sorride, si incapriccia per stupidaggini, si lamenta per cose futili, mentre hanno tempo ed energie per sè stessi e i propri cari.
Io sono solo un burattino senza possibilità di scelta, e odio tutto e tutti per questo, perchè la mia è una invidia profonda che mi mangia dentro quando sento di chi si lamenta per stupidaggini, e se c'è una cosa che mi manda ai pazzi è proprio questo, non poter scegliere per me stessa. Voglio sbagliare, riprovare, sbagliare di nuovo se necessario ma voglio farlo perchè scelgo io come. E invece no.
Non finirà mai tutto questo, non ho via d'uscita, non ne vedo la fine. Fingo di essere normale e che tutto vada bene, sono forte e sopravviverò anche a questo, ma dentro sono morta e con me tutte le speranze. Vado avanti per inerzia. Vado avanti sconfitta senza sapere se mi rialzerò mai. La mia vita non ha senso.

giovedì 19 febbraio 2015

The climb

Ieri sera in auto tornavo dall'IKEA, guidavo e ho ascoltato questa canzone. Mi prenderete per scema, ma ho pianto. Sì, per una canzone di Miley Cyrus, assolutamente ho pianto. Goccioloni grossi, che cadevano dagli occhi nemmeno mi fossi sfregata col peperoncino.
Semplicemente ascoltavo le parole e mi ci ritrovavo perfettamente.
Ricordate il mio entusiasmo, le mie speranze per il mio prossimo futuro, i progetti, la mia determinazione?
Ecco, niente da fare. Non è il momento, sono successe delle cose che esulano completamente dalla mia volontà e non c'è spazio per la mia autodeterminazione, per i miei desideri, per la mia salute: è tutto in secondo piano, in un tredicesimo o quattordicesimo piano a dire il vero, e senza ascensore.
Resto nella mia vita, resto a fare il mio merdaviglioso lavoro, e rimando a data da destinarsi tutto.
Non sorrido, non finisce bene, non c'è una vetta da cui guardare il mondo alla fine del viaggio, solo dovere e nient'altro.
Chi aveva pensato che sputassi nel piatto in cui mangiavo sarà contento, penserà che finisce tutto per il meglio, per quanto mi riguarda si tratta solo di un ergastolo da cui non si esce, un fine-pena-mai.
Cos'ho fatto nella mia scorsa vita per meritarmi questo, onestamente non lo so ma penso di essere stata una persona orrenda, ecco, altrimenti non mi spiego.
Non posso entrare nei dettagli, ma prevengo una serie di domande che nasceranno spontanee: 
"non c'è proprio niente che tu possa fare?" risposta "no". 
"Non c'è margine per almeno chiedere un part time o lavorare in maniera diversa, cambiare mansioni etc?" risposta "no". 
"Si sa per quanto tempo dovrai restare in questa situazione?" risposta "no".


Raga che devo dirvi? Navigo a vista. Non so più niente, non ho certezze e al massimo posso dire che c'è una nebbia del diavolo. Sogni, speranze...tutte cazzate. L'unica cosa che mi resta è andare avanti e contare sulle mie forze. Quelle che mi restano, perlomeno. I miei medici nutrizionisti hanno fatto dei test che indicavano livelli di stress "completamente fuori scala" (testuali parole), si sono spaventati.
Io non sono nemmeno più spaventata, so solo che o victoria o muerte.
In alto i cuori e sguardo all'orizzonte: due post fa dicevo che vedevo la luce in fondo al tunnel. Mi ero sbagliata, era proprio un treno.

domenica 8 febbraio 2015

Insalata colorata di avocado

Ingredienti per un avocado grosso:
- 1 avocado grosso e maturo, burroso
- cipolla piccola 1/2
- pomodorini maturi dolci dolci (tipo datterino, o ciliegino) due manciate (150gr)
- peperone 1/2
- 2 patate medie
- sale

Tagliare a fette l'avocado (va bene a dadoloni irregolari). Tagliere in 4 i pomodorini, e a quadratini di circa un cm o poco meno di lato il peperone crudo; mescolare con dolcezza (o l'avocado si disfa tutto).
Prendere la cipollina cruda e tagliarla a fettine supersottilissime, da tritare poi finemente. Se la cipolla cruda non vi risulta digeribilissima, sbollentatela 10 minuti o meno in acqua bollente e aceto, e rislvete il problema.
Sbollentate le patate tagliate in dadoletti in acqua salata per 15', scolatele e lasciatele intiepidire qualche minuto. Aggiungetele al resto con un pizzico di sale e servite.

Se gli ingredienti sono sufficientemente freschi (tipo i pomodori), non c'è bisogno di condirla se non con un pizzico di sale. Se proprio non resistete alla tentazione di aggiungerci un sapore acidulo, usate il limone, che aiuterà l'avocado a non diventare scuro. Comunque non esagerate...per me non ne ha bisogno.

martedì 3 febbraio 2015

Calma e gesso

Ok, sono sparita perchè come spesso mi accade, quando sono in trasferta in NC mi ritrovo assorbita completamente dal lavoro e non riesco ad avere la serenità per scrivere nel blog.
Però ora SONO TORNATA e questa volta PER SEMPRE, nel senso che ho finito le mie trasferte.
Dopo 10 mesi, posso dirlo: vedo il traguardo!!! La luce in fondo al tunnel!!! E non è un treno che sta per travolgermi...

I fatti: ho parlato col mio capo e mi ha confermato che non sarà più necessario che io mi rechi in America. Il progetto su cui sto lavorando si prolungherà a causa di numerosi ritardi nell'area logistica, cioè la mia, su cui lavoriamo in tre.
Invece di finire a Marzo, probabilmente andrà avanti fino a fine anno. Il mio impegno però era previsto fino a fine di questo mese, e siccome ho abbastanza (e nonostante tutto!!!) rispettato le scadenze, posso dire concluso il mio lavoro e potrò quindi dire addio a una manica di s a tutto il mio team di lavoro.
L'ultimo giorno di trasferta ho salutato tutti i miei utenti (cioè impiegati del cliente presso cui lavoro) e ammetto di essermi sciolta in lacrime di fronte alle loro generose manifestazione di stima e affetto nei miei confronti.
Posso seriamente dire di aver incontrato persone tanto care, addirittura ho intrecciato una amicizia con una dolcissima americana (devo avere un debole per le bionde con gli occhi azzurri, comunque...) con cui se solo abitassimo vicine sarei sicura di poter avere un profondo legame. E' di una tenerezza disarmante, goffa in moltissime cose che fa (e in questo mi ricorda me stessa), ma dal cuore grande e puro, davvero di un candore invidiabile, oltre ad avere una capacità di bere birra che farebbe impallidire un camionista. Davvero interessante.
I miei colleghi invece a sto giro hanno per fortuna mangiato pesce praticamente tutto il tempo, e questo ha migliorato sensibilmente il clima lavorativo. Non fate quella faccia a punto di domanda, ve lo spiego subito: io noto benissimo la differenza di quando mangiano carne ingozzandosi come se non ci fosse un domani (cosa che facevano i primi tempi, salvo poi stare spesso male), e quando invece mangiano pesce tutta la settimana. Sono molto, molto meno aggressivi.
Sono più distesi e meno ansiogeni, meno molesti - e vi assicuro è un goal non da poco!!!
In realtà, devo dirla tutta: presi SINGOLARMENTE i miei colleghi non sono antipatici. Con alcuni di loro anzi ci parlo volentieri, nei momenti di pausa, ci chiacchiero e sono persino A VOLTE interessanti.
Poi però quando sono IN GRUPPO diventano ossessionati dal sesso, dalle battute omofobe e da quelle sessiste. Sono il tipo di persona che ti dice "...e ridi qualche volta!!!" e tu vorresti tirargli un cartone sul naso.
Non perchè la battuta in sé fosse costruita male, ma perchè dopo 34+ anni che senti SEMPRE le STESSE BATTUTE sugli STESSI ARGOMENTI e mediamente tu sei L'OBIETTIVO implicito di quella battuta perchè sei l'unica donna del gruppo, allora mi tocca dire NON FA RIDERE.
Perchè di battute del genere ne sento TUTTI I GIORNI CHE IDDIO MANDA IN TERRA. E se forse potrei riderne con ironia la prima volta che la sento, dopo trentaquattro fottutissimi anni che si ripetono (e ripeto, mi sento chiamata in causa visto che sono una donna!) NON mi fanno PIU' ridereeee!!!! Altro che ironia, dovrei essere io quella che prende le cose alla leggera se tutti sono così pesanti?!?!
Ne cito una tra le tante di settimana scorsa:
"le donne non dovrebbero guidare, trovamene una che guidi decentemente" (risatone del gruppo. Vorrei far guidare che la mattina avevo scarrozzato metà team a lavoro, sì, guidavo io.) Ma poi, è una battuta questa? Boh.
Mio marito dice che alle persone piace stuzzicarmi perchè mi arrabbio facilmente. Probabilmente E' COLPA MIA, quindi. Torniamo allo stesso ragionamento di qualche post fa. Sapete che ho discusso con un mio collega (un altro, non quello di qualche post fa) che faceva battute orrende su di una coppia lesbica e io gli ho fatto notare che non importava che lui non le pensasse veramente quelle cose (giuro), a me personalmente non sarebbero MAI nemmeno venute in mente. E dava dell'ipocrita A ME per questa cosa! Stavo guidando e mi sono tenuta calma, ma onestamente avrei veramente voluto fargli vedere da vicino le venature del palmo della mia mano...

In ogni caso, persino quest'ultima persona se presa singolarmente ha un atteggiamento completamente diverso di quando è in gruppo: è educato, pacato, si può discutere senza che mi venga prurito alle mani. Non dobbiamo per forza avere qualcosa in comune, mi basta LA CIVILTA'.

Ma mi sono distratta, vi stavo raccontando le ultime novità: è ufficiale, poche settimane ancora e posso dire addio al mio lavoro. Certo, dopo sarò disoccupata e sarà tutto in salita, ma sono felicissima e mi sento piena di speranza e aspettative.
Mi sono già fatta un certo schema per focalizzare meglio le energie: prima di tutto, la salute. Torno dal mio nutrizionista, quello che l'anno scorso, prima di dover cominciare questo progetto pazzo, mi aveva instradato così bene.
Inoltre ho avuto una epifanìa delle mie, quelle che arrivano sempre troppo tardi. Ho capito perchè da qualche anno a questa parte mi sembra di "essere diventata una donna", cioè comincio a patire il freddo. Non l'avevo mai patito prima e sono sempre stata felice come una pasqua in inverno. Da un paio d'anni, per quanto lo preferisca comunque all'estate, non è più così. Perchè? E' cambiato qualcosa?
La risposta mi è venuta da sola una sera...sto perdendo massa muscolare. Sono stata per anni una fanatica dello sport, e ho vissuto di rendita per più di dieci anni. Ora la pago. Ora i muscoli stanno dicendomi CIAOOO e il risultato è un metabolismo più lento e una sensibilità al freddo che assolutamente non avevo prima.
Corro ai ripari. Col mio ultimo stipendio mi regalerò un trimestre (per cominciare) in palestra seguita da un professionista e l'idea è di mettermi sotto, per vedere se riesco a aiutare, tra l'altro, la mia schiena a rimettersi un pochino in sesto. Vedremo come andrà, ma l'idea è questa: alimentazione + sport. Speriamo funzioni!!!

Che dite, mi fate un in bocca al lupo??? Sto pisciandomi sotto dalla felicità e dalla paura. Futuro, arrivo!!!

venerdì 16 gennaio 2015

Le cose che mi piacciono

Cecilia ha ragione, non scrivo spesso cosa mi piace del mio lavoro o degli annessi, e mi sono lamentata abbastanza...sapete che si dice che il lamento fatto ad alta voce sia veramente un sollievo fisico al lagnante? E' un meccanismo del nostro cervello, ultilissimo nel caso si voglia far sklerare qualcuno intorno a noi...ma vabbè! :D

Ecco gli oscuri lati positivi del mio lavoro e di questi ultimi viaggi. Ci ho pensato un po' su e mi sembra giusto dare a cesare quel che è di cesare.

1) lo stipendio. No, seriamente, al di là che sono largamente sottopagata per la mia figura lavorativa (potrei senza dubbio prendere 600 euro in più nette mensili se fossi altrove con la mia anzianità), lo stipendio potrebbe essere davvero più basso. Io non è che pretendo le vacanze in barca privata alle Galapagos, però mi sono potuta togliere degli sfizi pregevoli con Claudio, viaggiando in posti che ci piacevano senza dover contare le monetine per mangiare. Cosa che invece facevo per vivere nel nemmeno tanto lontano 2004, quando arrivavo a fine mese con 5 euro in tasca, pagando regolarissima tutte le bollette, ma mangiando pasta in bianco l'intera quarta settimana del mese.

2) aver conosciuto alcune persone che mi hanno ispirata. Poche, devo dire, perchè il mio ambiente lavorativo è pieno di stronzi matricolati con tanto di dottorato di ricerca in "ti accoltello alle spalle" e "ti sfrutto fino all'osso". Ma da figure anche negative ho capito cosa vorrei e soprattutto cosa NON vorrei essere nella vita. E secondo me non è cosa scontata, perchè vedo tanti che sono abbastanza trascinati dalla corrente di idee e personalità altrui, mentre avere chiare due o tre cose osservando chi è davvero realizzato o chi è davvero odiato è illuminante.

3) la forma mentis acquisita dopo anni di lavoro tecnico. Adoro essere abbastanza nerd, avere qualche skill di programmazione per capire cosa c'è dietro a una applicazione, capire come si interfacciano i sistemi, avere idea dei processi di business di una azienda, conoscere le problematiche dei software gestionali e avere skills di logistica. Anni di gavetta e di duro, durissimo lavoro mi hanno permesso di mettere da parte la naturale pigrizia di fronte alla tecnologia di chi ha una formazione umanistica, e mi hanno costretto a imparare a capire molto del mondo che mi circonda, in una maniera che temo sia invisibile a chi non ha la più pallida idea delle potenzialità degli strumenti che vengono usati ogni giorno per lavoro, per svago, per necessità. Certe cose che a me paiono lapalissiane lasciano completamente stranite persone che penso siano preparate, ma che sono tagliate completamente fuori dall'ambito tecnologico. Ve lo dico: è un peccato. Ma se mi metto a parlare di cose vagamente tecniche, addormento gli interlocutori...perciò lascio perdere.

Queste sono senza dubbio le più importanti.
Parlando del cesso dell'aeroporto di Atlanta, che pare abbia riscosso curiosità, è presto detto:
è pulito, proprio tanto pulito, i singoli bagni non sono troppo stretti (che se uno ha giaccone e bagaglio a mano è un bordello entrare), tutti i singoli bagni hanno il gancetto per la giacca/borsa, e (meraviglia!) hanno il coprisedile igienico. Avete presente? E' una specie di ciambella di carta sottile che copre il sedile del water e vi evita pericolosi equilibrismi.
Inoltre è possibile sia usare la fotocellula che tira l'acqua automaticamente, che il tastino per tirare a mano lo scacquone. Non so se avete mai lottato con una fotocellula difettosa, ma per quanto mi riguarda è una sicurezza avere anche il tastino. Mi fa sentire a mio agio.
Non è richiesta la mancia a chi pulisce (non ricordo più in quale aeroporto, ma mi è capitato).


Ora, e per rispondere anche al gentile anonimo che mi metteva in guardia sul lasciare il mio lavoro, alla luce di quello che ho scritto sopra, perchè DAVVERO voglio lasciare il mio lavoro in un momento così orribile dell'economia mondiale? Sono uscita di senno?

La risposta seria, quella senza lagne, quella senza skleri che offuscano la mia capacità di giudizio, è una sola.
Mi sto ammalando. Mi sto ammalando da anni, ed è sempre peggio. Voglio e devo prendermi cura di me prima che sia irreversibile. Il mio lavoro non solo ne è la principale causa, ma non mi permette assolutamente di avere tempo per prendermi cura della mia salute.
Non importa se saremo poveri, se sarà umiliante non avere un lavoro (vi ricordo che sono andata via di casa a 21 anni lavorando e studiando per via dell'imperativa necessità di emancipazione), prima viene la mia salute. Ho aspettato troppo tempo, cado a pezzi.
Ma ci metterò determinazione e ne uscirò.
Io, ora che sono pronta, ne sono sicura.

venerdì 9 gennaio 2015

Niente da dire

La verità è che non voglio scrivere, perchè purtroppo non ho grandissime novità da condividere. Il mondo va a scatafascio, come evincerete dalle notizie allucinanti degli ultimi giorni condite da sproloqui ai mezzi di comunicazione di persone agitate, ignoranti e che pensano di raccogliere voti grazie alle tragedie transnazionali.
Mentre il mondo esterno va a ramengo, nel mio mondo personalissimo accade sempre lo stesso, in un loop inifito di ansia, gastrite e irritazione profonda.
Fra due domeniche prenderò gli ennesimi aerei per arrivare a destinazione, e la mia voglia si avvicina allo zero assoluto. Non sopporto più niente, e qui c'è il LAGNA ALERT: potete smettere di leggere perchè tanto sono i soliti lamenti che servono a sfogarmi...niente di utile al mondo!!!

ODIO conoscere e valutare i principali aeroporti della east coast dalla pulizia, comodità e accessori dei cessi (il mio preferito: Atlanta).
ODIO la suite d'albergo che è grande come il mio appartamento di Milano dove ho vissuto 5 anni. Verde, senza cucina vera, dove il lavandino del cesso è circondato dalla moquette.
ODIO l'odore dei posti al chiuso dove le finestre non si possono mai aprire e c'è solo l'aria condizionata.
ODIO quella cittadina morta dove conosco quasi tutti i pub/ristoranti/cinema e dove viene la depre a camminare in giro.
ODIO le auto fornite dal cliente che prendiamo ogni volta, sempre le stesse, vecchie e scalcagnate.
ODIO avere voglia di fare una telefonata a casa e dire "ah no, ora stanno dormendo".


Gnè, gnè, gnè. Quanto non mi sopporto quando mi lamento e basta!

mercoledì 31 dicembre 2014

Goodbye 2014!

Ultimo post dell'anno, e velocissimo visto che ho il sugo ai porcini sul fuoco...
Vorrei dire addio al 2014. Con le sue esperienze durissime di vita, nello scontrarmi con realtà boriose, arroganti, ignoranti, sessiste, omofobe, e soprattutto estremamente rompicojotes.

Addio all'anno che mi ha visto dire "basta", cosa che non dicevo da 11 anni.

Addio all'anno che mi ha visto dire "andiamocene". E ci proviamo, vediamo come andrà.

Addio all'anno in cui ho mentito spudoratamente a persone care perchè mi rendo conto dei loro limiti e che non accettano la verità così com'è, e hanno bisogno di addolcire la pillola, non vogliono sapere, vogliono la consolazione.

Addio all'anno che mi ha visto fare un lavoro che odio con tutta me stessa, sperando che sia davvero l'ultimo della mia vita così: ora apro nuove strade, mai battute prima, e vediamo come va. So che mi aspettano critiche, risatine di circostanza, scherno, e una minore considerazione dell'impegno che ci metto in quello che vorrei diventasse  il mio lavoro, ma ci proverò. Almeno, ce la metterò tutta: ce la metto tutta per quello che mi fa cahare, perchè mai non dovrei riuscirci per qualcosa che mi piace?!?!

Allora un augurio per l'anno nuovo: che riusciate ad essere quello che avete sempre voluto. Siete meravigliosi, potete farcela. E lo meritate.

Buon anno nuovo!

domenica 7 dicembre 2014

Qualcuno mi fermi

Non sono mai stata una persona diplomatica, ma anni di lavoro su progetti internazionali mi hanno temprata al silenzio.
Piuttosto che dire qualcosa che potrebbe offendere qualcuno, che potrebbe suonare insolente, che potrebbe essere motivo di confronto in cui dovermi esporre con le mie idee ben radicate e abbastanza radicali su temi scottanti, preferisco assumere un'aura di indifferenza e tacere. Non è che abbia paura del confronto, ho paura di non sapermi trattenere dall'esprimere il mio disprezzo verso persone con cui sono comunque costretta a lavorare per altri x mesi.

Tanto per fare un sunto scottante a scanso di equivoci: sono pro eutanasia, aborto, matrimoni e felicità gay, odio i fascismi vari, assolutamente pro diritti agli immigrati, ma contraria al parassitismo dei cosiddetti zingari italiani e non, sono simpatizzante della sinistra estrema ma orrificata dai rappresentanti della sinistra estrema italiana (anche se li ho persi di vista da un po'...sono tutti morti???), vorrei sbattezzarmi, sono rigida nel seguire regole e divieti, se c'è scritto "80 all'ora" vado a 80 all'ora anche se mi fanno i fari, credo che i poliziotti non siano cattivi se non per alcune mele marce che rendono vano il lavoro di tanti, odio la corruzione e chiedo pene certe e più severe per i recidivi.

Fatto? Quasi. C'è di più ovviamente ma magari così vi siete fatti una idea.

Ieri sera eravamo, io e alcuni miei colleghi con cui sono in trasferta qui negli Stati Uniti, a cena in un pub della zona.
Parte il racconto di questo mio collega che ha appena 30 anni e guadagna più o meno 6 volte il mio stipendio (quindi si può dire persona preparata, con una certa cultura, che ha già girato il mondo).
Racconta di come quando era alle medie e viveva a Napoli ci fosse questo ragazzino in classe che era omosessuale (non lo chiama così, ma con un epiteto infelice che indica un certo sprezzo). E racconta di come gli facessero "scherzi goliardici" per insegnargli che la vita era difficile e lui era meglio si preparasse.
Il bersaglio della classe era proprio lui, in quanto omosessuale e diverso.
Io scuoto la testa perchè mentre raccontava di scherzi al povero giovane ragazzino (ricordiamoci come eravamo a 14 anni, please), tutti ridacchiano per la riuscita degli scherzi. Il mio collega infarcisce il racconto con l'episodio in cui il ragazzino va dal preside, e la classe reagisce omertosamente fingendo, compatta, di non sapere chi fossero i colpevoli.
Scatta un dibattito in cui nessuno riesce a ribattere alla frase del mio collega che dice "lui era il più debole, e in quanto più debole lo menavamo", e qui io seriamente non ce la faccio più.
Faccio un ENORME sforzo di diplomazia per non rovesciargli addosso il piatto e le posate, e gli dico che il ragazzino è il più debole solo perchè il branco lo rende il più debole. Se si mettono in 100 contro uno, chi è il più debole? Non c'entrano NIENTE ovviamente le qualità di una persona, è solo che il gruppo decreta la vittima e quella, in minoranza, evidentemente non può contrastarli.
Mi fermo lì lasciando il mio collega a elaborare per un nanosecondo l'informazione, che sicuramente viene immediatamente accantonata (ormai è radicata in lui una convinzione che nemmeno l'EVIDENZA può negare) ed evito di andare avanti col mio ragionamento perchè altrimenti avrei dovuto dire VERAMENTE cosa pensassi.
E cioè:
1) le dinamiche tra ragazzetti 14enni sono tipo le seguenti: un leader carismatico si accorge di avere presa su una massa di adolescenti amorfi. Usa questa influenza per sentirsi importante e per gratificazione personale. Ha paura di perdere la sua figura di leader, perciò perchè è UN VIGLIACCO cerca una preda che sia facilmente distinguibile dagli altri (il "diverso" per enne motivi, ma ne basta uno) in modo che nessuno che usi il cervello se non per farsi le seghe e guardare porno (a quell'età che altro fai?) possa farsi domande morali.
2) gli altri adolescenti, che sono perlopiù amorfi, vorrebbero avere il carisma del capo carismatico, perciò LO SEGUONO E LO COPIANO. Si sentono accettati e corroborati dal fatto che tutti sono esaltati dal fare la stessa cosa, che se viene fatta dal capo carismatico non può che essere figa e li assurge al ruolo di fighi. Usare il cervello è una opzione non contemplata (se non per farsi seghe etc etc).
3) il ragazzino che è preso di mira e che denuncia è un grandissimo figo perchè HA DENUNCIATO, ha provato a reagire. Sta alla scuola e agli adulti proteggere la sua crescita e punire i colpevoli. E' una gravissima mancanza se la scuola non lo fa (come sembra essere successo).
4) SE ALL'ALBA DEI 30 ANNI E UNA LAUREA NON SEI IN GRADO DI CAPIRE QUESTE COSE, SEI UN GRAVE MINORATO MENTALE. SEI UN IDIOTA SENZA SPERANZA E MI FAI VOMITARE.

Ebbene sì, sono sicura che non l'abbia capito, e sapete perchè?
Perchè ha avuto il coraggio di dire che se sei il papà dell bullizzato (cioè del ragazzino) probabilmente sei in imbarazzo nel consolarlo perchè pensi che tuo figlio è un po' sfigato, mentre se sei il papà del bullo fingi di rimproverarlo, ma in realtà...
Ma in realtà questa è la mentalità imperante: COLPEVOLIZZIAMO LA VITTIMA. Ha qualcosa di sbagliato e perciò IN FONDO SE LO MERITA. Se fosse come tutti gli altri allora non sarebbe uno sfigato e non le avrebbe prese.
Questo è l'esempio eclatante di quella mentalità DIFFUSISSIMA che leggo e ascolto e che dice CHE LA VITTIMA UN PO' SE LA VA A CERCARE.




Un po' se la va a cercare.



Un po' se lo merita.



Chiunque la pensi così: mi fate vomitare. Vo. mi. ta. re.
Ed è per questo che prego e spero esista una civiltà, nel mondo, in cui questo modo di vedere le cose è SBAGLIATO e PUNITO. Ce lo meritiamo, sapete? Finchè persone che non sono in grado di vedere come sia sbagliato educare alla vigliaccheria e colpevolizzare chi viene sopraffatto da un gruppo numeroso avranno diritto di voto, questo è il risultato.
E a me tocca lavorare con queste persone fino a forse maggio dell'anno prossimo. Il mio project manager (49 anni) rideva, i miei colleghi ridacchiavano (40+ anni).
Poi mi dicono perchè mi voglio licenziare e mandare affanculo tutto.

venerdì 21 novembre 2014

Anche quando non vorresti!

...c'è un cambiamento che ti coglie!
Imageshack ha appena cancellato la mia foto del profilo. Una foto del lontano 2005, che non mi rappresenta più da tempo, ma che insomma, mi faceva comodo tenere. Almeno sembravo più giovane!!!
:D

Per ora ne metto una inquietante, in cui praticamente si vede solo il mio ingombrante naso!!!
...non abbiatemente, ho sottomano solo questa. Tutte le altre comprendono me truccata come un pagliaccio per halloween o stupidaggini del genere.
Beh insomma, addio Zion del 2005. Nove anni dopo, mi sento davvero una persona totalmente diversa.

giovedì 20 novembre 2014

Questione di stile

Mi trovo leggermente in imbarazzo per una situazione a cui probabilmente non dovrei dare peso affatto. Ma è come quando vedi uno con la patta aperta. Vorresti dirglielo, ma senza farglielo pesare.

La ragazza che mi aiuta in casa (santa donna, meno male che c'è lei!) mentre io sklero per il mio lavoro e passo le giornate inchiodata al pc è anche una mia si può dire "amica". Abita nel mio stesso condominio, non è madrelingua italiana (ma se la cava piuttosto bene), è capitato che facessimo passeggiate assieme e ci tenessimo compagnia nei rari momenti di respiro dal mio lavoro.
In realtà non esiste un rapporto di amicizia vero e profondo, ma credo sia simpatica e passare del tempo assieme non mi dispiace.

E' molto minuta e sottile, pelle chiarissima e senza imperfezioni, un'aria gentile. E' mamma di un bimbo di un annetto, che va al nido.
Imparando l'italiano ha acquisito un intercalare che mi lascia però perplessa. Ha preso a dire, all'improvviso, "puttava eva". La prima volta che è capitato di sentirlo uscire dalle sue labbra ho solo esclamato un involontario "PREGO?".
Giuro, non credevo che lei, così piccina e delicata, potesse dire con tanta nochalance all'interno di un discorso normalissimo, una frase così forte.
Si fosse fatta male, o avesse avuto un'aria arrabbiata, avrei capito. Ma l'ha detto come altre persone dicono "uffa!". Mi è parsa una esagerazione.
Lavorando da casa i giorni in cui è venuta a aiutarmi, mi sono accorta che non dice spesso altre parolacce, dice proprio questa, sempre, spesso, come fosse una congiunzione o un banale intercalare.

A me, sinceramente, dà fastidio.
Le parolacce in generale vanno benissimo, le uso e so che sono di uso comune. Spesso sono stata tacciata di parlare come uno scaricatore di porto, ma in realtà lo faccio solo in presenza di determinate persone, quando mi lascio andare, o se sono estremamente arrabbiata.
Ma devo dire che in effetti sono espressioni bene o male sdoganate: a chi non scappa "cazzo!" o "minkia!" ogni tanto? Ok forse non a tutti... :D però a me ogni tanto sì.
Morale, mi domando se dovrei dirle qualcosa. Almeno farle capire che in italiano, "puttana eva" è, tra le varie esclamazioni, piuttosto forte. Magari di usarne un'altra, se vuole. E' che mi immagino quando è al nido, e dice al suo piccolino "Bimbo, puttana eva, non si fa!". Non so...secondo me non si rende conto come suona alle orecchie di un madrelingua. Sbaglio?
Non vorrei ferirla, o infastidirla. Quando a me hanno detto di usare meno parolacce, all'inizio mi sono proprio risentita. Poi in realtà sono stata più attenta, e sì, mi sono accorta che non è una cosa tanto fine.

Non so bene come comportarmi. Immagino che altre mamme, sentendola parlare, potrebbero pensare che è una grezzona, ed evitarla...invece è tanto cara e brava.
Mi domando se non siano solo seghe mentali mie (eccola, un'altra parolaccia!).

martedì 11 novembre 2014

2015

Fra 3 settimane parto fino a sotto Natale, ancora un immenso tour de force di lavoro che sarà schiacciante. Il mio capo, esaltatissimo e non si sa per quale ragione, vuole prendere un aereo e andare un weekend a sciare ad Aspen (vacci solo, grazie), mentre a sto giro probabilmente andremo in giornata nella vicina Virginia ( o non so dove...boh). Rimettere la tavola ai piedi con quel competitivo del mio capo intorno mi innervosisce, ma non sia mai che mi perda questa possibilità a un prezzo ragionevole. Non so quando altro davvero potrò dire "ho sciato negli States!". Manco avessi 16 anni. In ogni caso spero di godermi neve e panorama.
Nel frattempo mi crogiolo nell'idea di licenziarmi il prima possibile (ovvero marzo 2015) e finalmente di mettere nello spam per sempre tutte le email che parlano di interfacciamento di sistemi, analisi di fattibilità, test andati male/bene e compagnia cantante. Se non fosse un terribile spreco, le stamperei e le farei bruciare in piazza.
^_^' ma no, i poveri alberi vanno salvati perciò...sarà un rogo solo virtuale.
Mi domando come dovrò comportarmi nella ricerca di un nuovo lavoro. Contando che quello che voglio fare io, probabilmente non sarà remunerativo a lungo.
Penso che cercherò un part-time QUALSIASI per avere almeno una piccola entrata, e non ho idea di quanto ci vorrà a trovarlo, ma suppongo parecchio. Quindi probabilmente andrà così:
- ci sarà una fase burocratica molto lunga in cui devo iscrivermi al collocamento o qualcosa del genere, per avere il sussidio (sempre che io ne abbia diritto);
- dovrò contattare la mia banca e l'assicurazione sulla vita per capire come bloccare tutto; non prevedo sarà una cosa indolore;
- dovrò scegliere una strategia sul mio progetto personale di lavoro autonomo, e studiare per almeno un paio di mesi a casa;
- parallelamente, vorrei finalmente seguire un corso di pittura ad acquerello (sogno! chissà se ci riuscirò);
- dovrò mettermi di impegno per fare attività fisica, suppongo valga anche camminare, e quindi d'inverno farò in modo di andare a piedi praticamente dappertutto sia possibile, usando l'auto il meno possibile (che risparmio anche).

In pratica, questi sono i miei buoni propositi per il 2015. Mi proietto nel futuro non pensando al presente, anche perchè il presente è abbastanza difficile. Vorrei potervi mostrare l'abbrutimento che mi provoca il mio lavoro, le crisi di nervi, la pressione costante. Forse è una cosa comune a TUTTI i lavori, la differenza è che se ti piace, almeno hai uno stimolo.
Io a volte fisso lo schermo del pc, senza più vederlo, e penso: perchè?
A che pro?
Sto facendo felice qualcuno, almeno? Sto aiutando qualcuno, almeno? Ha senso tutto quello che faccio?

La risposta, cari amici, è una canzone di Bob Dylan. E a me Bob Dylan fa pure cacare.

lunedì 27 ottobre 2014

La strada

Dovrei lavorare, e vi assicuro che ho davvero tantissime cose da fare, ma oggi come due mesi e mezzo fa, quando sono andata totalmente in crisi per il lavoro, guardo lo schermo ma la mente vola.
A questo proposito dico che le cose, per quanto immobili, stanno migliorando.
Principalmente perchè sto prendendo questo periodo come una importante occasione per guardarmi dentro, per scegliere e decidere.
Inutile dire che ogni 5 minuti cambio idea, e mi sento come una banderuola al vento.
Ma non credo che sia sbagliato, credo sia molto umano e sia un passo importante nel processo decisionale che deve farmi pensare a "sì, vorrei fare questa cosa".
Nello specifico, si tratta di cosa farò quando mi licenzierò dal mio lavoro.
Lasciamo da parte le tempistiche, perchè la prima data realistica sarebbe il 6 marzo 2015 (non è a caso, fidatevi), l'ultima invece è fine-pena-mai: cosa fare dopo?
Il punto fermo è che non voglio più essere una consulente. Questo è veramente quanto di più reale e tangibile c'è in tutta la storia. Basta consulenza. Essere sempre l'ultima arrivata, sgomitare per farsi valere, difendersi da sconosciuti che cercano di accoltellarti alla schiena, di calpestarti e di buttarti fuori da un progetto di cui peraltro non mi importa un fico secco, difendersi dallo sfruttamento che i tuoi capi ti impongono sempre, dalle ore infinite e fuorilegge di straordinario non retribuito, e potrei andare avanti così parecchio.
La consulenza FA SCHIFO. Chi fa il mio lavoro sa quanto siamo sfruttati e quanto sia "normale" "ovvio" "da mettere in conto" il fatto di non avere orari, sabati, a volte domeniche, capodanni e ferragosti (per esempio se si sta mandando live un progetto). Girava un meme amaro in una azienda dove lavoro spesso, in cui il nuovo assunto si iscrive in palestra e tutti i colleghi si sganasciano dalle risate.
A me non fa proprio ridere, è una realtà fatta di nevrosi e sfruttamento. Questo è. Ho provato per tanti anni (anche l'anno scorso) a iscrivermi a qualsivoglia corso...ovviamente non è sostenibile, ma OGNI ANNO ci riprovo, tranne questo, perchè sono un po' qui e un po' in america e quindi vabbè.

Dopodichè sto maturando da anni una idea di strada che potrebbe fare per me, dove da un lato potrei metterci del mio, dall'altro potrei provare a formarmi. Piano piano, questa cosa si è insinuata dentro di me, e probabilmente sarà la strada che proverò a percorrere non appena potrò licenziarmi.
E' ancora presto per parlarne davvero, però insomma...provo a fantasticare anche per avere un obbiettivo lontano, qualcosa a cui aggrapparmi nei momenti in cui mi dico "non ce la faccio più"...e funziona, davvero, sono sempre meno i momenti in cui dico "non ci riesco" e sempre più i momenti in cui penso "tieni duro, la luce è in fondo al tunnel".
Prima o poi finirà. Ecco la verità. Finirà e io sarò libera di provare, fallire, farcela. Su una strada che per la prima volta sceglierò io, e non imposta dall'alto.
Mi ha aiutato molto parlare con Danieru-chan a Detroit, a inizio mese (eh, non vi ho raccontato che sono andata a trovare famiglia e conoscenti nel weekend del 4-5 ottobre, o avrei dovuto lavorare), quando mi ha detto quello che mi ha detto, e io anche se non volevo crederci ho realizzato che è vero, che il retaggio culturale non si può evitare se non se ne prende coscienza, e che era inevitabile andasse com'è andata. Ora però lo so, ora però posso mettere da parte tutto col cuore in pace.
Non avevano altra scelta, loro, ma io ce l'ho.
Piano piano, un passo alla volta, e poi sarò libera.
(e probabilmente, disoccupata!!! xD )


lunedì 13 ottobre 2014

Home

E insomma, sono tornata l'altroieri.
Il mio superpotere contro il jet leg mi ha permesso di dormire 12h di fila tra sabato notte e domenica mattina, e poi dopo un pisolo di un'ora e mezza al pomeriggio, mi sono rimessa in carreggiata.
Ora devo sbrigare un sacco di cose, tipo cambio degli armadi (ehi, com'è che qui mi cresocno le branchie sotto a tutta quest'acqua???), pagamento TASI (fatto stamane alle 7am), coccole ai gatti (che sono in credito abbestia e non fanno altro che strusciarsi), disfacimento valigie (così come quando le devo fare mi tocca ammettere che sono negata, odio fare e disfare valigie), etc etc.
Però sono felicissima di essere tornata a Casa. Non tanto in Italia, quanto dove c'è LUI.
Mio marito mi è mancato come l'aria, nonostante sapessi che era lì e che mi aspettava, ma mi sembra di essere tornata 16enne quando una settimana senza vedere il fidanzatino di turno mi sembrava un anno. E' così dopo 8 anni insieme. Piango nel salutarlo in aeroporto, sospiro nel pensarlo, ho le farfalle nello stomaco quando lo rivedo e mi bacia.
Mi sembra un bel traguardo per la nostra relazione... :D

giovedì 25 settembre 2014

Surfin' USA

Sono ESAUSTA. Non dormo abbastanza ore, e non perchè faccio le ore piccole ma perchè per me 6 ore e mezza di sonno non sono assolutamente abbastanza. Ogni mattina cmq sveglia alle solite 5, almeno riesco a fare un po' di tapis roulant. Con gli occhi chiusi, perchè non riesco tanto ad aprirli.
Qui va malissimo, lavorativamente parlando, ma cerco di ripetermi "non è un problema mio" e alleggerirmi dall'ansia. Non la voglio, voglio stare bene cavoli.
Ho scoperto che così come ho un cinema a pochi minuti a piedi dall'albergo, esiste un palazzetto del ghiaccio. NON VEDO L'ORA DI PROVARE A PATTINARE!!! Ho disperatamente bisogno di muovermi, di camminare, e la mezz'oretta che faccio al mattino non è assolutamente qualcosa di lontanamente sufficiente! Spero proprio di non scoprire che pattinare fa male alla schiena...sarebbe un duro colpo. :'(

Ho scoperto che gli stati uniti sono incredibilmente costosi per me. Ora capisco perchè è prassi indebitarsi qui, mi sembra impossibile non farlo. Ovviamente un americano che facesse il mio stesso lavoro prenderebbe certamente il doppio di me, e quindi tutto è relativo. Comunque un volo interno da dove sto a Detroit (per andare a trovare un pezzo della mia famiglia sparsa per il mondo) costa 400 euro facendo un cambio e mettendoci 4 ore e mezza invece dell'ora e cinquanta minuti che ci metterebbe un volo diretto. Il quale volo diretto costerebbe tra i 750 e i 1200 euro a seconda della compagnia aerea scelta. Alla faccia di quello che ho sempre creduto!!! Volare in Europa su distanze simili è molto più vantaggioso.
Ma non è solo per i voli interni, direi che il vestiario costa moltissimo. Forse non conosco i negozi giusti, ma per capi di qualità made in Italy (non parlo di supermarche tipo Gucci o Armani, ma per esempio di capi del gruppo Miroglio) si riescono a trovare capi dall'ottima fattura e di buonissimo gusto a prezzi relativamente contenuti. Beh qui passi dalla maglia sintetica comperata da Walmart a capi di pessima fattura made in China (e sono spesso più cari delle nostre magliette a 10 euro), se non vuoi spendere tanto, per passare invece a Tommy Hilfiger spendendo 180 dollari per un paio di pantaloni andando all'outlet. Sinceramente, mi sembra che manchi quella via di mezzo a me tanto cara che mi fa dire "dai che figata!". La cosa che ci si avvicina di più è GAP, per intenderci. E 'nsomma, non è roba che posso mettere a lavoro facilmente. Inoltre, due shorts che ho comperato a fine maggio si sono già scuciti, ENTRAMBI, e la cosa mi fa estremamente e vorticosamente girare le balls.

Se avessi ovviamente più tempo potrei dedicarmi a studiare le marche, ma ecco, la sensazione è che non si può adottare lo stesso stile qui, si può risparmiare su molte cose che non sono le stesse su cui lesino in Europa, e questo mi puzzla un casino.
Oh. Mio. Ddddio. Ho scritto davvero mi puzzla? Someone has to take me out of here. I need more holidays.

mercoledì 10 settembre 2014

Nell'angolo

Ecco, sono ancora in Italia e non sono ripartita con un volo transoceanico perchè è scoppiato un casino sul progetto, e tutto è rimandato a fra una settimana e mezza.
Nel frattempo mi sono scontrata con i famosi legami & obblighi di cui accennavo negli scorsi posts, giocando a carte scoperte, parlando con franchezza, e come al solito la capacità di manipolarmi è incredibile. Se da un lato almeno l'intenzione mia e di Claude è diventata nota, dall'altro ci stringono in un angolo senza possibilità di uscirne. "Aspetta, aspetta", corde che stringono e io non posso decidere nulla, solo aspettare che qualche segnale arrivi e qualcun altro prenda delle decisioni. Non sono fatta per questi giochi, e ho intenzione di dargli del tempo ma di mettere una scadenza ben precisa, ma so come vanno queste cose: quando da te dipendono tante altre cose, e persone, e affetti, allora il senso di colpa ti schiaccia ed è difficile spiccare il volo.
A parole sono grandi sorrisi, e ti comprendono tutti, ma poi non c'è nessuna intenzione reale di lasciarti scegliere: sono e siamo solo pedine in un gioco più grande di noi.
Una cazzo di pedina.
Odioso.