lunedì 13 luglio 2015

Su pei monti, e di sogni ricorrenti

Luglio l'ho sempre odiato, da quando ho finito le superiori. Era il sabato delle vacanze estive, perchè dopo luglio veniva ancora agosto che era tutto vacanza, e poi si tornava tragicamente a scuola. Ergo, lo adoravo.
Invece ora è solo il mese del caldo infernale, del lavoro da schiava esaura, delle ferie che sono lontane e chissà come e quando e quante ne farò.

Di una cosa non mi posso proprio lamentare: di dove dormo quando sono in trasferta questo mese.
In un alberghetto a 1000 metri di altezza, dove il letto ha la copertina di lana, dove l'aria è fresca anche quando a valle ci si gratina dal caldo come in un forno chiuso ventilato. Un posto sulle montagne che ha una vista rilassante, e dove le stelle sono vicine e numerosissime.
Un posto dove vivrei davvero volentieri.
Mi è sempre piaciuto fantasticare, ma quest'anno, dopo marzo, non ci riesco più. E' troppo amaro, troppo, troppo amaro farlo. Infatti ho quasi sempre incubi che mi fanno dormire male, ma almeno non sono sempre splatter come quelli di qualche anno fa. Questi sono angoscianti in un'altra maniera.
La prima settimana in trasferta, per esempio, ho avuto un sogno ricorrente che cambiava di notte in notte solo di piccoli dettagli: perdevo la mia borsa (che contiene tutti i miei documenti, il cellulare, le chiavi di casa, tutto quello che mi identifica, che racconta cose di me) su di un mezzo che poi non riuscivo a riagguantare. Tipo il treno, la metropolitana, l'autobus.
Io sapevo che le mie cose erano lì, ma non riuscivo più a risalire su quel mezzo. Mi svegliavo sempre con l'ansia.
Poi per fortuna vedevo le montagne intorno e mi passava tutto...almeno la location è bella, che posso dirvi.
Ogni giorno scendiamo dai 1000 ai 600m sul livello del mare, dove c'è la fabbrica. Qui stiamo in una stanza in cui l'aria condizionata è gravemente insufficiente per tutte le persone che ci lavorano, e sfioriamo i 30°. Di solito sono 28,5 o 29,5°, a seconda che batta il sole sulle finestre o meno.
Settimana scorsa in particolare mi sono rifiutata di andare agghindata e ho messo shorts e canotta. Se mi fanno lavorare con le scimmie tropicali e le liane in stanza, almeno sto fresca per come sono vestita. La supercapa ovviamente è in giacca e sciarpina. SCIARPINA.
Come invidio le donne che non sentono mai caldo. Seriamente.

Sono arrivata al giro di boa, comunque. Due settimane ancora di trasferta e poi torno a Milano. Questa cosa mi riempie di aspettative, anche se non dovrebbe visto che comunque ho lasciato indietro tantissimo lavoro mentre sono in trasferta...ma spero di avere notizie sulle mie ferie, quindi incrocio le dita e vediamo come va.


5 commenti:

Aria ha detto...

io non sento mai troppo caldo ma la giacchina e la sciarpina non le reggo nemmeno d'inverno, odio questa divisa lavorativa!

Sempre Mamma ha detto...

No, vabbè, la sciarpina???

Carla ha detto...

La sciarpina ahaha. Anche io sono in pantaloncini, non ho mai scoperto le gambe ma *non mi interessa*. In ufficio da me ci sono 31°...

Cecilia Costantini ha detto...

La sciarpina sarà perché aveva un bel succhiotto sul collo fatto da qualche bell'aitante montanaro!

RES ha detto...

Ciao, per i tuoi mille metri farei pazzie, come ordinare un thè caldo e berlo in un tavolino all'aperto di un bar cinese di corso buenos aires