domenica 29 dicembre 2013

Idiocracy

Avete presente il film "Idiocracy"? Se non l'avete visto, ve lo consiglio. Parla di un futuro instupidimento del genere umano, che si riflette nel linguaggio sia della società che, di conseguenza, dei media.
È sia agghiacciante che divertente, peccato solo condito con troppe parolacce.

Dal 26 di dicembre mi sento piombata in questo film.
È un anno che non vedo la televisione. Non ne possiedo una dal 2001, ma quando sono dalla nonna di Claude a Perugia, essa è una presenza costante e invasiva, per di più sparata a tutto volume perché la suddetta nonnina è mezza sorda.
E qui, noto agghiaccianti e affascinanti dettagli che la mia lunga disintossicazione dal mezzo televisivo mi fa notare. 
Diciamo che ogni anno lo noto, ma a sto giro sono stata ben tre giorni a contatto con i programmi televisivi, e quindi mi sento di tirare una conclusione: ci trattano da perfetti imbecilli. Perfetti imbecilli.
Il target preferito dalle reti generaliste sono gli anziani, possibilmente quelli senza nulla da fare. Certo che ci sono canali per altri target, ma quello preferito dai canali che ho potuto osservare sono le donne adulte (lo stereotipo di donna) e i vecchi. L'anziano viene evidentemente valutato come mero consumatore di prodotti specifici che potrebbero aiutarlo in condizione di scarsa mobilità e in difficoltà cognitiva.
E le donne: mi appaiono come manichini stereotipati senza alcuna aspirazione se non essere madre o curarsi della casa. Persino in una intervista a un gruppo di donne imprenditrici, i giornalisti hanno messo il focus sulla difficoltà di conciliare la vita familiare (i bambini) e il lavoro, insinuando una riflessione quando hanno concluso con una frase di una intervistata che diceva quanto le piacesse il suo lavoro, che svolgeva perché le piaceva e non perché  "doveva". Sottinteso: l'egoista.
Poi la pubblicità. Anche alla fine degli anni '90 e inizio dei 2000 era un continuo, ingiustificato bombardamento pubblicitario. Sono cresciuta con la pubblicità. Tanto che, lo confesso, andando ogni tanto al cinema pretendo di arrivare qualche minuto prima per vedere le pubblicità trasmesse. Ma ho capito che sono molto diverse quelle al cinema da quelle televisive. Quelle televisive ci trattano palesemente da idioti.
Gente che si tira addosso le torte in faccia per pubblicizzare un programma sulla cucina, dove questa cosa non succede mai. Giovani adulti che giocano a passarsi un pallone come se avessero 3 anni, in bilico su dei giochi per bambini, che se uno scivola lì sopra si spacca l'osso del collo. Pubblicità di libri e altri programmi televisivi dentro al telegiornale. Questa mi mancava. Comincio già a dimenticare le pubblicità più irritanti, ma la sensazione netta è che veramente gli slogan fossero adatti a persone poco scolarizzate, con un vocabolario limitato e scarsissima capacità di restare concentrato.
E a quest'ultimo proposito, parliamo dei programmi stessi: uno a caso, innocuo e inoffensivo a esempio per tutti. Il Meteo. Non so su che canale fosse sintonizzata la televisione, anche perchè con tutti questi canali digitali rimango indietro. "Ai miei tempi" non esistevano, ovvio.
In questo canale, il Meteo viene presentato da un omino con i baffi dall'aria inoffensiva, grasso e pelato, con la pelle liscia liscia e la parlantina svelta. Troppo, evidentemente. Mica stava recitando la divina commedia, ma a intervalli regolari (e qui lo ammetto ero completamente rapita dall'analisi del fenomeno) sul piano visivo si introduceva un elemento nuovo (per esempio, si mostrava il faccione dell'annunciatore in un rettangolo in movimento da sinistra verso destra sopra alla cartina dell'Italia punteggiata di simboli meteo) e a livello sonoro venivano fatti squillare campanelli o si udiva il suono di un aeroplano che plana.
Ad essere pedanti come i registi televisivi, dovrei ripetervelo per farvelo capire bene: UN AEROPLANO CHE PLANA  E CHE NON C'ENTRA PROPRIO UNA FAVA!
Sentite, forse sono io, ma è affascinante e tremendo al tempo stesso. A intervalli di qualche manciata di secondi, il regista o lo sceneggiatore televisivo sente l'impellente necessità di richiamare la vostra attenzione con suoni e immagini che non c'entrano niente con la spiegazione in corso, perchè si presuppone che i nostri cervelli siano così addormentati o abituati al sovraeccitamento, da RICHIEDERE stimoli extra. E'...mostruoso. E' la realizzazione concreta di quella che io chiamo "generazione MTV". Ehi, la guardavo anche io MTV eh? Mi piaceva quando faceva video musicali...Però ha forgiato e suppongo stia ancora forgiando generazioni di ragazzini che sono abituati a una dose continua e costante di input eccitanti: colori squillanti, suoni altissimi (quante pubblicità strillano?), nessuna pausa (nemmeno tra una pubblicità e l'altra, è un turbine a ciclo continuo, sonoro e visivo). A questo proposito non so se l'avevo già scritto, ma avete notato come anche le regie dei video musicali (o dei film, delle pubblicità...) sia cambiata, diventando più veloce e frenetica? Beh, a me sembra evidente, e anche fastidioso, specie se penso alle pubblicità che puntano in particolare ai bambini e i ragazzetti. Ed è ovvio che si presupponga che da giovani adulti o da adulti, il nostro cervello abbia necessità di stimoli extra per tenere alta l'attenzione, persino se si parla di banalità e messaggi semplici come "che tempo farà domani".

La mia è una pseudo-analisi per forza di cose superficiale. Perdonatemi, non è il mio ramo di competenze, e ho avuto solo 3 giorni per osservare il fenomeno.
Dal mio punto di vista è tutto così lampante: i media da un lato modellano, ma dall'altro rispecchiano il target a cui si vuol parlare. E il target è una vera offesa all'intelligenza.

2 commenti:

CeciliaChristine ha detto...

Bellissimo post, accuratissima analisi. Io, come te, vivo senza TV, e qui in Italia il massimo che posso vedere è la signora Fletcher. La TV italiana abbassa il quoziente intellettivo e rimbambisce. E poi sempre con toni tragici, stile Malavoglia e la provvidenza affondata.

clara ha detto...

hai ragionissima, cazzo. del resto l'ha detto anche chomsky in un'intervista "se ci fate caso, le pubblicità sono destinate a un pubblico di 12enni". ma davvero!! la velocità non è solo nelle pubblicità ma anche nei film: ce ne sono certi dove il cambio di scena è così veloce che non capisci un cazzo... i peggiori ovviamente sono quelli d'azione, ma anche le commedie non scherzano. mi sembra che parlino anche più velocemente. ci sarebbe da parlarne e imprecarne per ore, ma non ne vale la pena: bisognerebbe dare poca importanza alla tv, non bisognerebbe neanche parlarne. dovremmo ridimensionarla a intrattenimento occasionale come era all'inizio, mentre ora accompagna le giornate di chi sta in casa, e la sera non esiste altro che la tv, se proprio non esci di casa.