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sabato 14 novembre 2015

Parigi

Ieri sera atterro, e le prime notizie arrivano. Di un mondo brutto, di un mondo di terrore.
La follia degli stupidi.

mercoledì 26 agosto 2015

Rosso

Su twitter, che uso appassionatamente tutti i giorni, si scatenano spesso momenti orwelliani da "due minuti d'odio". Tizio contro caio, tutti i follower di tizio contro caio, e poi viceversa, e così avanti di odio in odio, di risposta piccata in risposta piccata.
Certo, non è che un ripetersi amplificato di dinamiche vere, tangibili e reali tra persone.
Ma è anche brutto, perchè si spera sempre che in binari paralleli della realtà (quali sono i social), ci sia una fuga dalle rigide dinamiche solite in cui viviamo. Ecco perchè le persone tolgono i filtri, perchè si "rilassano", dando però vita a reazioni che rompono con le regole dell'educazione e della buona convivenza, esasperando le reazioni in una maniera che sfocia nell'aperta aggressività. Che peraltro, mi spaventa.
Insomma, posti come twitter in cui ci si dovrebbe rilassare e passare del tempo piacevolmente diventano teatro di flames da paura con insulti che si alzano di tono in maniera incontrollata.

Poi ci sono altre situazioni: altre storie.
Ho cominciato a seguire Sergio tempo fa. Un nonno connesso, che twitta allegramente #salvinimerda dall'alto delle sue 4 lauree, master, e 8 lingue, nonchè due figli e alcuni nipoti.
Un problema di salute l'ha mandato in ospedale e ripreso per i capelli all'inizio dell'estate. Ho cominciato a seguirlo che si stava riprendendo, ha passato le vacanze con i nipoti e i figli, spesso facendo compagnia alla madre, la moglie lo raggiungeva al mare con lui che twittava brontolando allegramente. Una persona normale, pacata (tranne nel suo antileghismo), educata, che sa far sorridere con il suo buongiorno e i suoi tweet ironici e pungenti.
Poi ieri il tracollo, codice rosso, lui che ancora twitta caparbio, racconta che è un brutto segno che i suoi figli sono arrivati di corsa con l'aereo, che i medici gli sembrano così seri e portano sfiga, che sono tutti così gentili che marca male. Io in ansia. Per uno sconosciuto, che non ha legami con me, lo leggo e basta, ma con la sua tranquillità mi ha sempre trasmesso buonumore e serenità.
Scrive ancora, anche di nascosto, di tutti gli aghi, del fatto che non riesce a scrivere tanto, che si stanca.
Poi, stamattina, il coma. Il figlio, rispettando le sue volontà, chiude l'account.
E io che mi chiudo in bagno in ufficio e prima piango, poi rido. Piango perchè penso ai suoi familiari, a sua moglie, a chi gli vuole bene. Rido perchè penso che ho avuto la fortuna di leggerlo, di entrare in contatto con una persona brava che senza i social non mi sarebbe mai capitato di incrociare.
E' tutto qui.
E ora cuori alti, per pensare a quante persone sono belle e non conosciamo, e a come sia giusto rispettarci tutti. Certo i leghisti un po' meno, ma pazienza, sono esseri umani persino loro.
Caro Sergio, grazie per avermi fatto sorridere, per avermi dato il buonumore, per avermi ricordato che a qualunque età e in qualunque modo i nostri valori di condivisione e accoglienza sono importanti. Grazie, grazie, grazie. Ciao.

domenica 28 giugno 2015

Trasferte

Sono tornata da Zurigo, domani riparto per i pascoli erbosi a 4 ore e mezza di distanza da qui, e pare che ho vinto altre 3 settimane nella ridente località di cui sopra.
Quindi non una settimana, ma 4!!! Ma non dovevo passare una intera estate a Milano fino al 31 agosto? Dopodichè ovviamente avrò ancora una trasferta, ma questa la sapevo: in Croazia.
No, veramente, si sfiora il ridicolo: non ho come al solito nessuna certezza, ma stavolta c'è pure la delusione di averci creduto. Scema io...
Comunque consoliamoci: in queste poche settimane che ho passato a Casa, ho visto tanti amici e fatto tante cose belle assieme. Non quante avrei voluto, ma il tempo come sempre è molto tiranno.
Però è stato bellissimo.

Non voglio ripartire. :'(

lunedì 25 maggio 2015

Quella sensazione

Quella sensazione di quando alzi gli occhi, lunedì mattina, stretta nel tuo soprabito blu, e pensi: "ma perchè devo chiudermi per così tante ore (9, 10, 11, 12...) in un ufficio, perdere tutto il mio tempo a fare un lavoro che mi fa schifo, osservare la mia vita che scappa sotto al mio naso, senza avere il potere di decidere nulla?".
Ti senti così piccola, insignificante, e sai perfettamente che tutto questo non ha un senso. Guardi il palazzone griglio in centro, dove i tram sferragliano, le persone sono tutte elegantissime e i cartelloni pubblicitari sono più grandi del tuo condominio brianzolo.
Guardi le tue scarpe lise, con la pelle che si è alzata in più punti a fare un effetto ragnatela, e pensi che la discesa è così dolce che manco ti accorgi di averla intrapresa. Semplicemente scivoli giù e pensi che non ne uscirai mai.
Tutte le promesse sono bolle di sapone. E' come quando ne guardi una, che da colorata diventa grigia e incolore, un attimo prima di scoppiare.
Ho addosso questa rassegnazione che non mi rende triste, anche perchè odio essere triste, lo trovo così una perdita di tempo...ma è una rassegnazione fintissima, sono in attesa di un piccolo "la". E poi?
E poi non so, non so nemmeno cosa succederà domani, anzi, questo pomeriggio.
Invidio molto quelle persone che la mattina sanno esattamente come si svolgerà la giornata, i propri compiti, la propria posizione. Sanno qual è il loro lavoro, sanno cosa ci si aspetta da loro, sanno che a una certa ora usciranno da quell'ufficio e andranno a prendere i loro figli, prepareranno i compiti assieme, faranno la cena in una casa imperfetta ma accogliente.
Io sono tornata dalla Polonia e non so nemmeno se devo prendere un altro aereo da qui a due mesi oppure se mi rilasciano dal progetto o cosa.
Boh.

venerdì 15 maggio 2015

Ragionamenti

Io lo so che che le amicizie che si trovano da adulti non sono come le altre. Si sfilacciano subito, perchè non sei costretto a convivere assieme e volenti o nolenti a conoscersi, ed è normale che i legami siano meno forti.
Solo che un po' mi fa male perchè io vorrei con tutte le mie forze avvicinarmi, ma c'è questa indifferenza del non ricambiare mai, del non richiamare mai, che mi fa dire "io non sono abbastanza": non sono abbastanza simpatica, non sono abbastanza disponibile, o semplicemente non sono abbastanza la persona che gli altri avrebbero bisogno io fossi.
Lo so che sono lagnosa e critica, e sono pure esagerata e radicale. In effetti non dovrei stupirmi se invece di avvicinare le persone, le allontano. Io trotto come un cagnolino felice, ma mi ignorano, e vorrei mi dicessero qualcosa tipo "dai, facciamo questa cosa assieme", ma non succede mai.

Per fortuna ho i miei amici, quelli che mi sopportano nonostante i miei spigoli e che capiscono che anche se ho i mie 1000 difetti, non sono una persona cattiva, e mi perdonano le assenze, le difficoltà, i momenti no. Penso spesso agli expat, e al fatto di doversi confrontare con amicizie adulte e senza la rete di sicurezza degli amici di sempre, lontani. Dev'essere molto dura.

Però mi sento un po' rifiutata e devo farmene una ragione: non si può piacere a tutti. E' il mio mantra da qualche anno, ma fa sempre un po' male ripeterselo.

giovedì 14 maggio 2015

La call delle 18

Mi metti una call alle 18 di sera, che dura da un'ora a un'ora e mezza, ma alle 9 del mattino devo essere pronta e scattante in teleconferenza con i miei utenti, quindi mi stai dicendo che la mia giornata durerà comunque sempre più del dovuto, con una nonchalance che agghiaccia. Pure tu, ultimo PM che aveva detto "se non è necessario, tutti a casa". Ma a casa dove...
Io la call delle 18 e stocazzo non la sopporto proprio, ma è utile. Solo, non potremmo farla alle 17???

martedì 12 maggio 2015

La settimana peggiore del 2015

E' appena finita, o forse chi lo sa.
Ricapitoliamo e aggiorniamo la lista:
1) lunedì scorso, mi perdono il bagaglio. Ansia, frustrazione, paura perchè dentro c'è una medicina molto importante che mi blocca tutti i sintomi anche gravi della mia allergia al polline.
2) martedì mattina, sprovvista delle ciabatte che sono nel bagaglio perso, mi schianto un mignolino su un gradino invisibile in camera dell'hotel, e me lo rompo.
Seguono 6 ore serali al pronto soccorso di cracovia.
3) Mi ritrovano il bagaglio (nota positiva!), mai troppo presto.
4) Giovedì mattina sono raffreddatissima e con febbre e mal di gola. Tutto legato al fatto che per due giorni interi non ho potuto prendere la medicina: tempo 3 gg e mi sono congestionata, il muco è finito in gola, me l'ha irritata pesantemente, febbre (questo pattern è molto un classico per me). Non ho dietro le medicine perchè le ho dimenticate in Italia. la sera corro in una farmacia, ma è tardi.
5) venerdì sono pesta come il giorno prima, febbre, congestione a mille. La sera ho due aerei, e li prendo.
Purtroppo non bisogna MAI prendere un aereo, figuriamoci due, congestionati.Le orecchie hanno i canali chiusi dal muco e non riescono a compensare la pressurizzazione dell'aereo, quindi "scoppiano" (o ci provano).
Il dolore alle orecchie mi ha fatto desiderare una morte subitanea che non è arrivata, ma quasi.
Non ho mai provato un dolore tanto grande, tanto intenso e tanto duraturo.
Appena atterrata non sento quasi più niente dalle orecchie, il dolore rimane (anche se meno atroce, ma sempre a livelli poco sopportabili), e io sono terrorizzata di aver perso l'udito.
Mi viene un attacco d'ansia causato dal terrore e dal dolore e mi si chiude la gola, tanto che non posso respirare. Mio marito spaventatissimo mi trascina al pronto soccorso (mentre piano piano tornavo da blu a rosa perchè ricominciavo a respirare) dove, appurato che non ero morta (GRAZIE AL CAZZO) mi fanno aspettare 3 ore mentre persone più gravi di me vengono giustamente curate. Io piango quasi ininterrottamente le 3 ore per il dolore alle orecchie, poi mi addormento esattamente quando mi vengono a chiamare. Non li sento, ma Claude sì per fortuna.
La visita non è specialistica, ma generica, perchè non c'è un otorinolarigoiatra, ma mi iniettano qualcosa di simile a ambrosia degli Dèi (un qualche antidolorifico potente) e mi danno un antibiotico per cavalli, e mi rimandano a casa. Mi organizzo per una visita specialistica a pagamento che ho fatto poi ieri mattina.
Risultato: otite bilaterale traumatica.
Ora ho più pasticche della nonna di Claude, prendo il cortisone, l'antibiotico, l'antidolorifico, metto delle gocce nel naso etc.
Sono ancora congestionata, mi domando se partirò lunedì prossimo, ma se ho ancora il sospetto, col caxxo che prendo un aereo, mi licenzino piuttosto.

Sabato mattina ho un esame impedenzometrico, e mi diranno se posso volare o meno (soprattutto, se i danni sono reversibili al 100% oppure no).

Ora scusate ma devo lavorare...vi racconterò come va sabato.

martedì 10 marzo 2015

Un cuore nero

Questo mese mi è scivolato via come se fossi assente da me stessa, come se mi guardassi da fuori lavorare, correre, vivere.
Ho avuto molte cose da fare, tra cui gestire una settimana intera di mio cugino americano che ho voluto fortemente qui, per passare insieme del tempo. L'abbiamo fatto, ognuno con le proprie ferite, ognuno con le proprie storie. E ci siamo aiutati tantissimo a vicenda, ho potuto godere della sua presenza e dei bei momenti che abbiamo passato assieme riempiendoci gli occhi di meravigliose opere d'arte e paesaggi mozzafiato che il nostro bel Paese offre.
Questo mi ha aiutato senza dubbio a prendere fiato un momento e saltare al livello successivo.
Sto lavorando su un nuovo cliente, nuovo team, nuovo tutto, non meglio di prima certo, sempre molto "challenging" come amano dire nel mio lavoro per non dire "ti inculiamo i sabati e se possiamo anche le domeniche e tu devi pure ringraziare".
Parto ancora? Ma certo, prima tappa Polonia, quel buco nero che non conosco nell'Europa centrosettenrionale che per me è terra sconosciuta, e tranquilli continuerà ad esserlo perchè non avrò tempo di fare la turista.
Poi? Olanda, pare, e vediamo cosa si riesce a mettere nel pacchetto subito dopo, forse paesi baltici o forse Stati Uniti di nuovo, chi lo sa?
Contenta? manco per un cazzo visto che non ne posso più di aerei e di stare lontana da mio marito.
Non ci vediamo mai, la sera stramazzo sul divano o a letto senza che manco ci siamo detti "ciao", sono una specie di fantasma in casa che si trascina a destra e a sinistra facendo il suo dovere di soldatino ma senza alcun cuore.
Vorrebbe fare un weekend a sciare, ma io non ne ho le forze, non ci riesco. Sono una specie di guscio vuoto, sto seguendo la dieta ma anche quella non dà abbastanza energie, inoltre è difficile seguirla per tre pasti al giorno visto che sono fuori casa sempre e comunque.
Se non scrivo nel blog non è che non ho storie, aneddoti o novità: è che sto cercando di non pensare a quanto la mia vita mi faccia cagare e quanto sono intrappolata in questa situazione senza uscita. Non vedo altro, vedo solo una gabbia. Il resto del mondo è fuori e vive, sorride, si incapriccia per stupidaggini, si lamenta per cose futili, mentre hanno tempo ed energie per sè stessi e i propri cari.
Io sono solo un burattino senza possibilità di scelta, e odio tutto e tutti per questo, perchè la mia è una invidia profonda che mi mangia dentro quando sento di chi si lamenta per stupidaggini, e se c'è una cosa che mi manda ai pazzi è proprio questo, non poter scegliere per me stessa. Voglio sbagliare, riprovare, sbagliare di nuovo se necessario ma voglio farlo perchè scelgo io come. E invece no.
Non finirà mai tutto questo, non ho via d'uscita, non ne vedo la fine. Fingo di essere normale e che tutto vada bene, sono forte e sopravviverò anche a questo, ma dentro sono morta e con me tutte le speranze. Vado avanti per inerzia. Vado avanti sconfitta senza sapere se mi rialzerò mai. La mia vita non ha senso.

giovedì 19 febbraio 2015

The climb

Ieri sera in auto tornavo dall'IKEA, guidavo e ho ascoltato questa canzone. Mi prenderete per scema, ma ho pianto. Sì, per una canzone di Miley Cyrus, assolutamente ho pianto. Goccioloni grossi, che cadevano dagli occhi nemmeno mi fossi sfregata col peperoncino.
Semplicemente ascoltavo le parole e mi ci ritrovavo perfettamente.
Ricordate il mio entusiasmo, le mie speranze per il mio prossimo futuro, i progetti, la mia determinazione?
Ecco, niente da fare. Non è il momento, sono successe delle cose che esulano completamente dalla mia volontà e non c'è spazio per la mia autodeterminazione, per i miei desideri, per la mia salute: è tutto in secondo piano, in un tredicesimo o quattordicesimo piano a dire il vero, e senza ascensore.
Resto nella mia vita, resto a fare il mio merdaviglioso lavoro, e rimando a data da destinarsi tutto.
Non sorrido, non finisce bene, non c'è una vetta da cui guardare il mondo alla fine del viaggio, solo dovere e nient'altro.
Chi aveva pensato che sputassi nel piatto in cui mangiavo sarà contento, penserà che finisce tutto per il meglio, per quanto mi riguarda si tratta solo di un ergastolo da cui non si esce, un fine-pena-mai.
Cos'ho fatto nella mia scorsa vita per meritarmi questo, onestamente non lo so ma penso di essere stata una persona orrenda, ecco, altrimenti non mi spiego.
Non posso entrare nei dettagli, ma prevengo una serie di domande che nasceranno spontanee: 
"non c'è proprio niente che tu possa fare?" risposta "no". 
"Non c'è margine per almeno chiedere un part time o lavorare in maniera diversa, cambiare mansioni etc?" risposta "no". 
"Si sa per quanto tempo dovrai restare in questa situazione?" risposta "no".


Raga che devo dirvi? Navigo a vista. Non so più niente, non ho certezze e al massimo posso dire che c'è una nebbia del diavolo. Sogni, speranze...tutte cazzate. L'unica cosa che mi resta è andare avanti e contare sulle mie forze. Quelle che mi restano, perlomeno. I miei medici nutrizionisti hanno fatto dei test che indicavano livelli di stress "completamente fuori scala" (testuali parole), si sono spaventati.
Io non sono nemmeno più spaventata, so solo che o victoria o muerte.
In alto i cuori e sguardo all'orizzonte: due post fa dicevo che vedevo la luce in fondo al tunnel. Mi ero sbagliata, era proprio un treno.

domenica 7 dicembre 2014

Qualcuno mi fermi

Non sono mai stata una persona diplomatica, ma anni di lavoro su progetti internazionali mi hanno temprata al silenzio.
Piuttosto che dire qualcosa che potrebbe offendere qualcuno, che potrebbe suonare insolente, che potrebbe essere motivo di confronto in cui dovermi esporre con le mie idee ben radicate e abbastanza radicali su temi scottanti, preferisco assumere un'aura di indifferenza e tacere. Non è che abbia paura del confronto, ho paura di non sapermi trattenere dall'esprimere il mio disprezzo verso persone con cui sono comunque costretta a lavorare per altri x mesi.

Tanto per fare un sunto scottante a scanso di equivoci: sono pro eutanasia, aborto, matrimoni e felicità gay, odio i fascismi vari, assolutamente pro diritti agli immigrati, ma contraria al parassitismo dei cosiddetti zingari italiani e non, sono simpatizzante della sinistra estrema ma orrificata dai rappresentanti della sinistra estrema italiana (anche se li ho persi di vista da un po'...sono tutti morti???), vorrei sbattezzarmi, sono rigida nel seguire regole e divieti, se c'è scritto "80 all'ora" vado a 80 all'ora anche se mi fanno i fari, credo che i poliziotti non siano cattivi se non per alcune mele marce che rendono vano il lavoro di tanti, odio la corruzione e chiedo pene certe e più severe per i recidivi.

Fatto? Quasi. C'è di più ovviamente ma magari così vi siete fatti una idea.

Ieri sera eravamo, io e alcuni miei colleghi con cui sono in trasferta qui negli Stati Uniti, a cena in un pub della zona.
Parte il racconto di questo mio collega che ha appena 30 anni e guadagna più o meno 6 volte il mio stipendio (quindi si può dire persona preparata, con una certa cultura, che ha già girato il mondo).
Racconta di come quando era alle medie e viveva a Napoli ci fosse questo ragazzino in classe che era omosessuale (non lo chiama così, ma con un epiteto infelice che indica un certo sprezzo). E racconta di come gli facessero "scherzi goliardici" per insegnargli che la vita era difficile e lui era meglio si preparasse.
Il bersaglio della classe era proprio lui, in quanto omosessuale e diverso.
Io scuoto la testa perchè mentre raccontava di scherzi al povero giovane ragazzino (ricordiamoci come eravamo a 14 anni, please), tutti ridacchiano per la riuscita degli scherzi. Il mio collega infarcisce il racconto con l'episodio in cui il ragazzino va dal preside, e la classe reagisce omertosamente fingendo, compatta, di non sapere chi fossero i colpevoli.
Scatta un dibattito in cui nessuno riesce a ribattere alla frase del mio collega che dice "lui era il più debole, e in quanto più debole lo menavamo", e qui io seriamente non ce la faccio più.
Faccio un ENORME sforzo di diplomazia per non rovesciargli addosso il piatto e le posate, e gli dico che il ragazzino è il più debole solo perchè il branco lo rende il più debole. Se si mettono in 100 contro uno, chi è il più debole? Non c'entrano NIENTE ovviamente le qualità di una persona, è solo che il gruppo decreta la vittima e quella, in minoranza, evidentemente non può contrastarli.
Mi fermo lì lasciando il mio collega a elaborare per un nanosecondo l'informazione, che sicuramente viene immediatamente accantonata (ormai è radicata in lui una convinzione che nemmeno l'EVIDENZA può negare) ed evito di andare avanti col mio ragionamento perchè altrimenti avrei dovuto dire VERAMENTE cosa pensassi.
E cioè:
1) le dinamiche tra ragazzetti 14enni sono tipo le seguenti: un leader carismatico si accorge di avere presa su una massa di adolescenti amorfi. Usa questa influenza per sentirsi importante e per gratificazione personale. Ha paura di perdere la sua figura di leader, perciò perchè è UN VIGLIACCO cerca una preda che sia facilmente distinguibile dagli altri (il "diverso" per enne motivi, ma ne basta uno) in modo che nessuno che usi il cervello se non per farsi le seghe e guardare porno (a quell'età che altro fai?) possa farsi domande morali.
2) gli altri adolescenti, che sono perlopiù amorfi, vorrebbero avere il carisma del capo carismatico, perciò LO SEGUONO E LO COPIANO. Si sentono accettati e corroborati dal fatto che tutti sono esaltati dal fare la stessa cosa, che se viene fatta dal capo carismatico non può che essere figa e li assurge al ruolo di fighi. Usare il cervello è una opzione non contemplata (se non per farsi seghe etc etc).
3) il ragazzino che è preso di mira e che denuncia è un grandissimo figo perchè HA DENUNCIATO, ha provato a reagire. Sta alla scuola e agli adulti proteggere la sua crescita e punire i colpevoli. E' una gravissima mancanza se la scuola non lo fa (come sembra essere successo).
4) SE ALL'ALBA DEI 30 ANNI E UNA LAUREA NON SEI IN GRADO DI CAPIRE QUESTE COSE, SEI UN GRAVE MINORATO MENTALE. SEI UN IDIOTA SENZA SPERANZA E MI FAI VOMITARE.

Ebbene sì, sono sicura che non l'abbia capito, e sapete perchè?
Perchè ha avuto il coraggio di dire che se sei il papà dell bullizzato (cioè del ragazzino) probabilmente sei in imbarazzo nel consolarlo perchè pensi che tuo figlio è un po' sfigato, mentre se sei il papà del bullo fingi di rimproverarlo, ma in realtà...
Ma in realtà questa è la mentalità imperante: COLPEVOLIZZIAMO LA VITTIMA. Ha qualcosa di sbagliato e perciò IN FONDO SE LO MERITA. Se fosse come tutti gli altri allora non sarebbe uno sfigato e non le avrebbe prese.
Questo è l'esempio eclatante di quella mentalità DIFFUSISSIMA che leggo e ascolto e che dice CHE LA VITTIMA UN PO' SE LA VA A CERCARE.




Un po' se la va a cercare.



Un po' se lo merita.



Chiunque la pensi così: mi fate vomitare. Vo. mi. ta. re.
Ed è per questo che prego e spero esista una civiltà, nel mondo, in cui questo modo di vedere le cose è SBAGLIATO e PUNITO. Ce lo meritiamo, sapete? Finchè persone che non sono in grado di vedere come sia sbagliato educare alla vigliaccheria e colpevolizzare chi viene sopraffatto da un gruppo numeroso avranno diritto di voto, questo è il risultato.
E a me tocca lavorare con queste persone fino a forse maggio dell'anno prossimo. Il mio project manager (49 anni) rideva, i miei colleghi ridacchiavano (40+ anni).
Poi mi dicono perchè mi voglio licenziare e mandare affanculo tutto.

mercoledì 10 settembre 2014

Nell'angolo

Ecco, sono ancora in Italia e non sono ripartita con un volo transoceanico perchè è scoppiato un casino sul progetto, e tutto è rimandato a fra una settimana e mezza.
Nel frattempo mi sono scontrata con i famosi legami & obblighi di cui accennavo negli scorsi posts, giocando a carte scoperte, parlando con franchezza, e come al solito la capacità di manipolarmi è incredibile. Se da un lato almeno l'intenzione mia e di Claude è diventata nota, dall'altro ci stringono in un angolo senza possibilità di uscirne. "Aspetta, aspetta", corde che stringono e io non posso decidere nulla, solo aspettare che qualche segnale arrivi e qualcun altro prenda delle decisioni. Non sono fatta per questi giochi, e ho intenzione di dargli del tempo ma di mettere una scadenza ben precisa, ma so come vanno queste cose: quando da te dipendono tante altre cose, e persone, e affetti, allora il senso di colpa ti schiaccia ed è difficile spiccare il volo.
A parole sono grandi sorrisi, e ti comprendono tutti, ma poi non c'è nessuna intenzione reale di lasciarti scegliere: sono e siamo solo pedine in un gioco più grande di noi.
Una cazzo di pedina.
Odioso.

martedì 26 agosto 2014

Mal di vivere

Quando ho qualcosa che non va, di solito me ne accorgo che è troppo tardi.
Il bubbone emotivo scoppia, e io mi sento come se ORA, IMMEDIATAMENTE, fosse il momento di fare qualcosa.
Il mio problema è avere sotto il naso cosa vorrei (= lasciare il mio lavoro definitivamente) e non avere il coraggio di saltare. Vista la situazione economica disastrosa di questo Paese, ci credo che non ho il coraggio di saltare. Trovare un lavoro qualunque è veramente una lotteria, e non è facile credere che con tutta la spietata concorrenza che c'è per qualunque posto, io possa essere la prima della lista.
Aspetta...ehi, ma questo per caso suona come se la mia solita bassa autostima stesse parlando per me! La conosco, è lei! D'altronde, non ho una laurea in mano, e se voglio cambiare ramo riparto da (quasi) zero.
Tra l'altro ho dato una occhiata alle offerte di lavoro, e c'è imbarazzo nel leggere che perfino per una babysitter da due sere a settimana viene richiesta una laurea.
Oggi ho spedito il mio primo CV. Non capite cosa voglia dire per me. Sono 11 anni che io non spedisco CV. Undici. E per farlo ho sudato manco mi stessero chiedendo di premere il bottone che avrebbe lanciato un missile su una città di innocenti.
Che poi mandare UN CV soltanto è ridicolo, ingenuo, e forse pure un po' stupido. Conosco persone che stanno ricercando da anni e mandando centinaia (capite quanti? centinaia!!!) di CV, quindi uno è solo simbolico, una cosa per dire "vedi? Sono capace anche io", quando invece me lo sento, che non sono capace, che per me è uno sforzo immane, come gettare la spugna per qualcosa che ha assorbito un terzo della mia vita e non sono capace di lasciare andare.
E' così difficile che mi sorprendo. Vorrei cambiare la mia vita lavorativa, ma sono spaventatissima dalle conseguenze. C'è chi è ambizioso e sicuro di sé, e cambia per sentirsi valorizzato e guadagnare meglio.
Io voglio cambiare per disperazione: per non avere più incubi la notte, per non angosciarmi ad ogni riunione, per non sentirmi sempre e costantemente l'ultima arrivata e la più inadeguata. Per poter iscrivermi a un corso di acquerello!!! Ma ci pensate che non ho la libertà nè di vedere il mio medico nutrizionista (sono sempre in viaggio e non posso prendere ferie) nè di iscrivermi a un qualunque corso (palestra, bricolage, caxxate a caso, ditemene uno) perchè tanto so che non riuscirei a seguirlo? Che salterei la maggior parte delle lezioni, com'è successo da 11 anni a questa parte?
Non sono la persona adatta a sacrificare tutta la propria dimensione privata, non lo voglio più fare.
Quante volte l'avrò scritto, quante volte l'ho già detto?
Però è così, e come dice Vivib in un comento al post precedente, abbiamo il diritto e il dovere di realizzarci.
Potremmo farlo anche restando qua, ma il problema sarebbe anche il sentimento di "tradimento" che avrebbero i miei famosi legami se cambiassi lavoro.
E non c'è cattiveria nelle mie parole, purtroppo siamo tutti esseri umani e loro difficilmente capirebbero, non importa quanto io possa cercare di spiegarmi, non potrebbero capire, mancano gli strumenti e l'obiettività.
Soprattutto quest'ultima...e non riuscirò a dargliela io, nemmeno un pochino.


lunedì 25 agosto 2014

Di sogni e di realtà

L'altra sera parlavo con una coppia di amici (che bello poter dire "amici", nonostante sia una conoscenza abbastanza recente, se si contano le volte in cui ci siamo fisicamente visti) che forse ma proprio forse perchè ancora non si sa, potrebbero trasferirsi in Olanda. La cosa che mi ha assolutamente colpito è la nonchalance con cui Claude, mio marito, ha commentato la cosa: piacerebbe anche a lui. Proprio lì, proprio nella stessa città.
Ora, se conosceste mio marito, che è proprio di pochissime parole specie a tavola con nuove conoscenze, sapreste che quello che ha detto e come l'ha detto significa che seriamente, a lui piacerebbe davvero, e solo legami troppo stretti di obblighi e doveri lo tengono qui, ancorato come me a una situazione scomoda e non voluta.
Tutti nel mondo faticano, alcuni meno di altri d'accordo, ma almeno se uno scegliesse il modo in cui deve sgomitare per non soccombere potrebbe sentirsi meglio, secondo me. Soprattutto se c'è una prospettiva diversa da quella che abbiamo qui (che è pari a schiaffi in faccia).
Da lì, abbiamo parlato un po' del perchè non ci proviamo.
Sono anni che ne parliamo, probabilmente il mio grande interesse per i blog di expat deriva anche da quello, dal fatto che sotto sotto a me piacerebbe espatriare, costruire qualcosa altrove. Con lui. Da sola non credo lo farei per una ragione precisa: il mio lavoro non mi piace, ma non ho una qualifica forte per fare altro all'estero. Almeno qui ho sempre pagato tutte le bollette e viaggiato riempiendomi occhi e cuore di quell'Altrove che tanto mi piace.
A un certo punto però mi domando: quando potrò smettere di pensare agli altri (cioè a quegli obblighi che mi tengono qui) e potrò cominciare a pensare a noi due? Quando costruiremo qualcosa che vogliamo noi, e non la smettiamo di fingere che ci vada bene una situazione che non ci rende soddisfatti?

Qualche mese fa parlando con una persona a me vicina (e che c'entra con gli obblighi di cui sopra), questi mi ha sconsigliato di cambiare casa, in quella maniera forte e autoritaria che non ammette repliche, "perchè lui sa cos'è meglio". Io gli ho fatto notare che se non ora ma fra "qualche" anno, quando dico io, quando potremo pensare alla nostra di famiglia, io e Claude? Non gliene importa niente di noi due, pensano ai loro calcoli e al margine di profitto che non concede loro nulla. Lo so che la situazione è difficile per tutti, ma onestamente perchè ci devo anche andare di mezzo io, mio marito e quello che vorremmo fosse la nostra famiglia? Dopo undici anni di fedeltà al mio lavoro con tutto quello che ne consegue, forse ho pagato il mio debito. Io lo credo, onestamente. Fino a poco tempo fa no, ero terrorizzata pensando a quello che sarebbe potuto accadere, ma ora non tanto. Perchè a ripensare a tutti i sacrifici, i pianti, le notti con gli incubi, gli scampoli di vita persa per via di questo lavoro, credo di aver pagato pegno.

Magari poi rimane tutto così com'è. E non si muoverà foglia. E resterò qui e non riusciremo a vendere casa a nessuno e continuerò ad avere un lavoro che mi concede nulla.
Ma se per caso a mio marito dovessero offrire un lavoro in Olanda, che ne valesse la pena (e le offerte fioccano da anni, sempre ignorate per via di quei legami), io mi sento pronta a fare i bagagli e a non voltarmi indietro.
Mi domando però se succederà veramente.

lunedì 16 giugno 2014

Angosce di ogni giorno

Questa estate 2014 non è nata esattamente sotto una buona stella. Sono una persona fortunata in tante cose, prima fra tutte c'è che mio marito mi ama ed è una persona che stimo e di cui mi innamoro ogni giorno di più.
Per il resto, tutto mi schiaccia.
Il nuovo lavoro che mi porta negli stati uniti è una fonte inesauribile di angosce e incubi notturni, non passa notte che non ne faccia, sempre a tema lavorativo. Di giorno mi dispero perchè mi sento poco adeguata per il ruolo che ricopro e quello che ci si aspetta da me è piuttosto lontano dalle mie competenze, perciò per quanto mi sforzi mi sembra di non risolvere nulla.
Inoltre, con la nostra adorabile casetta ci sono solo guai, i condòmini del cortile sono sempre più ostili perchè pensano che vogliamo fargli pagare ingiustificatamente delle spese per una perizia strutturale, mentre invece noi vogliamo solo essere sicuri che non ci stia per cadere il tetto sulla testa. Questa cosa vedrete che si protrarrà a lungo, mooolto a lungo, e ho paura dovrò persino prendere un avvocato per far valere le mie ragioni. Cosa che odio. L'idea di litigare con il condominio intero mi sembra roba da terzo mondo, eppure ora capisco perchè i giudici di pace sono ingolfati da cose del genere...
L'unica "buona" notizia è che l'anno scorso abbiamo pagato così tante spese per via degli accertamenti sulla mia salute e per via del dentista di claudio, che quest'anno mi sa che le vacanze ce le paghiamo con il rimborso 730... Non è molto rispetto a quanto abbiamo speso l'anno scorso, ma almeno qualcosa torna indietro. Tra l'altro non potremo staccare veramente in agosto (faremo solo 1 settimana, ma so che siamo fortunati!) perchè dobbiamo stare attenti alle spese: questa settimana si sposa infatti un nostro caro amico che si è trasferito da poco in un'isola spagnola. Perciò andiamo al matrimonio, spendendo quasi un mio stipendio in voli aerei  e pernottamento. Contando che non ci sono mezzi pubblici e quindi dobbiamo anche noleggiare la macchina, capirete che c'è un po' da piangere... se non altro il posto è molto bello. Consoliamoci così.


venerdì 13 giugno 2014

Tempo - voglia - vita

Non è che non scrivo perchè non voglio, ma perchè non ho tempo (ma va'??? come al solitooo), e soprattutto questo progetto mi sta succhiando ogni goccia di sangue dal corpo. Io non credo che dovrebbe essere così, io non credo che sia giusto vivere così.
Basta, basta, basta.

martedì 14 gennaio 2014

Riso bianco

Domani devo fare un esame chiamato breath test per controllare se sono per caso intollerante al lattosio. Il che, se fosse vero, sarebbe una IMMENSA tragedia per la sottoscritta.
Questo esame dura la bellezza di 4 ore, e prevede che oggi, cioè il giorno precedente all'esame, io che sono vegetariana possa mangiare SOLO ED ESCLUSIVAMENTE del riso bollito condito con olio. FINE.
Ah, per colazione del the. E basta.

Inutile dire che sto morendo di fame, sto masticando proprio ora il mio poltiglione di riso bollito pregando perchè arrivi presto domani a pranzo, quando progetto di andare a farmi una pizza peperoni cipolle funghi alta almeno 5 cm di pura sofficità.

E magari di sera mi faccio portare al mio ristorante messicano preferito (questo qui: http://www.muchogustomilano.it/) per ammazzarmi di fagioli messicani, jalapeños ripieni e quesadillas ai peperoni.
Sì, non la sto prendendo per il verso giusto.


E ora scusate, sto digerendo il the di stamane e devo mandare giù questa forchettata di riso all'olio.
GLOM.

lunedì 30 dicembre 2013

Disastri

Oggi non è una buona giornata. Io e Claude siamo andati a una festa ieri sera, e tornando verso le 3 abbiamo trovato la casa invasa da vetri infranti.
Ladri? No, gatti.
Pulire tutto di notte, discutere e bisticciare perchè lui li vorrebbe fuori da questa casa (possibilmente per sempre), mentre invece io anche se mi arrabbio non contemplo questa cosa.
Loro due, invece, le due bestioline senza cervello che evidentemente se le davano di santa ragione quando hanno fatto cadere dei pesantissimi contenitori di vetro pieno di verdure in agrodolce, non si rendono conto di quanto io sia impotente nel difenderle...sono veramente a tanto così dall'esasperare definitivamente mio marito, che già li tiene a distanza da qualche mese e non ne vuole più sapere di fargli coccole o giocare con loro. Il rapporto si è rotto, dopo quest'ultimo disastro (ultimo di una serie lunghissima, com'era prevedibile...forse...). E io non so come fare per conciliare la natura dei due micini con la sopravvivenza della casa. Nell'ultimo anno abbiamo imparato che la casa andava modellata a misura di micio, e abbiamo imparato a inscatolare i piccoli oggetti, mettere sotto chiave tutto ciò che poteva avere un buon odore o sapore, snellire ripiani pieni di oggetti fragili, e abbiamo anche buttato via moltissime cose per rendere più spazioso l'ambiente e più a prova delle azzuffate tra gatti.
Ma non è sufficiente. Quando credi che tutto sia abbastanza al sicuro, trovi tele squarciate, cuscini aperti e rovinati, legno intriso di pipì, antenne delle radio e del computer rosicchiate a morte, plastica stracciata e infilata nei posti più assurdi e chi più ne ha più ne metta.

No, non è facile. Se me lo avessero raccontato che sarebbe andata così non ci avrei creduto, anche perchè ho un compagno che non ha la mia pazienza (io??? paziente??? stranissimo) e non perdona affatto danni di centinaia di euro fatti da due esserini inconsapevoli.
Non so cosa fare.

domenica 29 dicembre 2013

Idiocracy

Avete presente il film "Idiocracy"? Se non l'avete visto, ve lo consiglio. Parla di un futuro instupidimento del genere umano, che si riflette nel linguaggio sia della società che, di conseguenza, dei media.
È sia agghiacciante che divertente, peccato solo condito con troppe parolacce.

Dal 26 di dicembre mi sento piombata in questo film.
È un anno che non vedo la televisione. Non ne possiedo una dal 2001, ma quando sono dalla nonna di Claude a Perugia, essa è una presenza costante e invasiva, per di più sparata a tutto volume perché la suddetta nonnina è mezza sorda.
E qui, noto agghiaccianti e affascinanti dettagli che la mia lunga disintossicazione dal mezzo televisivo mi fa notare. 
Diciamo che ogni anno lo noto, ma a sto giro sono stata ben tre giorni a contatto con i programmi televisivi, e quindi mi sento di tirare una conclusione: ci trattano da perfetti imbecilli. Perfetti imbecilli.
Il target preferito dalle reti generaliste sono gli anziani, possibilmente quelli senza nulla da fare. Certo che ci sono canali per altri target, ma quello preferito dai canali che ho potuto osservare sono le donne adulte (lo stereotipo di donna) e i vecchi. L'anziano viene evidentemente valutato come mero consumatore di prodotti specifici che potrebbero aiutarlo in condizione di scarsa mobilità e in difficoltà cognitiva.
E le donne: mi appaiono come manichini stereotipati senza alcuna aspirazione se non essere madre o curarsi della casa. Persino in una intervista a un gruppo di donne imprenditrici, i giornalisti hanno messo il focus sulla difficoltà di conciliare la vita familiare (i bambini) e il lavoro, insinuando una riflessione quando hanno concluso con una frase di una intervistata che diceva quanto le piacesse il suo lavoro, che svolgeva perché le piaceva e non perché  "doveva". Sottinteso: l'egoista.
Poi la pubblicità. Anche alla fine degli anni '90 e inizio dei 2000 era un continuo, ingiustificato bombardamento pubblicitario. Sono cresciuta con la pubblicità. Tanto che, lo confesso, andando ogni tanto al cinema pretendo di arrivare qualche minuto prima per vedere le pubblicità trasmesse. Ma ho capito che sono molto diverse quelle al cinema da quelle televisive. Quelle televisive ci trattano palesemente da idioti.
Gente che si tira addosso le torte in faccia per pubblicizzare un programma sulla cucina, dove questa cosa non succede mai. Giovani adulti che giocano a passarsi un pallone come se avessero 3 anni, in bilico su dei giochi per bambini, che se uno scivola lì sopra si spacca l'osso del collo. Pubblicità di libri e altri programmi televisivi dentro al telegiornale. Questa mi mancava. Comincio già a dimenticare le pubblicità più irritanti, ma la sensazione netta è che veramente gli slogan fossero adatti a persone poco scolarizzate, con un vocabolario limitato e scarsissima capacità di restare concentrato.
E a quest'ultimo proposito, parliamo dei programmi stessi: uno a caso, innocuo e inoffensivo a esempio per tutti. Il Meteo. Non so su che canale fosse sintonizzata la televisione, anche perchè con tutti questi canali digitali rimango indietro. "Ai miei tempi" non esistevano, ovvio.
In questo canale, il Meteo viene presentato da un omino con i baffi dall'aria inoffensiva, grasso e pelato, con la pelle liscia liscia e la parlantina svelta. Troppo, evidentemente. Mica stava recitando la divina commedia, ma a intervalli regolari (e qui lo ammetto ero completamente rapita dall'analisi del fenomeno) sul piano visivo si introduceva un elemento nuovo (per esempio, si mostrava il faccione dell'annunciatore in un rettangolo in movimento da sinistra verso destra sopra alla cartina dell'Italia punteggiata di simboli meteo) e a livello sonoro venivano fatti squillare campanelli o si udiva il suono di un aeroplano che plana.
Ad essere pedanti come i registi televisivi, dovrei ripetervelo per farvelo capire bene: UN AEROPLANO CHE PLANA  E CHE NON C'ENTRA PROPRIO UNA FAVA!
Sentite, forse sono io, ma è affascinante e tremendo al tempo stesso. A intervalli di qualche manciata di secondi, il regista o lo sceneggiatore televisivo sente l'impellente necessità di richiamare la vostra attenzione con suoni e immagini che non c'entrano niente con la spiegazione in corso, perchè si presuppone che i nostri cervelli siano così addormentati o abituati al sovraeccitamento, da RICHIEDERE stimoli extra. E'...mostruoso. E' la realizzazione concreta di quella che io chiamo "generazione MTV". Ehi, la guardavo anche io MTV eh? Mi piaceva quando faceva video musicali...Però ha forgiato e suppongo stia ancora forgiando generazioni di ragazzini che sono abituati a una dose continua e costante di input eccitanti: colori squillanti, suoni altissimi (quante pubblicità strillano?), nessuna pausa (nemmeno tra una pubblicità e l'altra, è un turbine a ciclo continuo, sonoro e visivo). A questo proposito non so se l'avevo già scritto, ma avete notato come anche le regie dei video musicali (o dei film, delle pubblicità...) sia cambiata, diventando più veloce e frenetica? Beh, a me sembra evidente, e anche fastidioso, specie se penso alle pubblicità che puntano in particolare ai bambini e i ragazzetti. Ed è ovvio che si presupponga che da giovani adulti o da adulti, il nostro cervello abbia necessità di stimoli extra per tenere alta l'attenzione, persino se si parla di banalità e messaggi semplici come "che tempo farà domani".

La mia è una pseudo-analisi per forza di cose superficiale. Perdonatemi, non è il mio ramo di competenze, e ho avuto solo 3 giorni per osservare il fenomeno.
Dal mio punto di vista è tutto così lampante: i media da un lato modellano, ma dall'altro rispecchiano il target a cui si vuol parlare. E il target è una vera offesa all'intelligenza.

lunedì 2 dicembre 2013

Crisi depressiva mentre era a Londra, le forzano un cesareo e le tolgono la bimba

La notizia:
http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/01/news/londra_italiana_fatta_partorire_e_figlia_data_in_adozione-72438768/?ref=HREC1-18

E' talmente OLTRE qualunque possibilità di neanche immaginare una cosa del genere, che io non riesco a esprimermi. Non hanno avvisato i parenti. Non hanno avvisto i servizi italiani. Hanno tenuto in ospedale psichiatrico la donna e le hanno forzato un cesareo e le hanno portato via la bambina, perchè ha avuto un forte attacco di panico mentre, per lavoro, si trovava in Inghilterra.
E' un orrore che non riesco nemmeno a credere, un incubo in cui spero nessuna mamma si ritrovi mai, mai, mai, ma è successo, qui, ora, nella civile Europa. Tu, donna, che sei vista poco più come una incubatrice, se hai un problema, un momento di difficoltà emotiva, non puoi permetterti nemmeno di chiedere aiuto, perchè ti toglieranno tutto. La libertà, il figlio che stai facendo crescere dentro di te. Tutto. Invece di darti aiuto, una mano, a riemergere dalla difficoltà, perchè "potresti ricascarci".
Esistono altri modi meno traumatici per proteggere un infante (è ovvio che hanno agito per il suo interesse), ma no, per i tossicodipendenti, i violenti, gli alcolizzati questi metodi valgono: per una mamma lavoratrice in grave difficoltà NO.
Orrore.
E adesso la Bonino che farà? Forse per la prima volta da quando è Ministro degli Esteri, vorrà comportarsi come tale? Non ho molta fiducia, ma speriamo.