lunedì 25 agosto 2014

Di sogni e di realtà

L'altra sera parlavo con una coppia di amici (che bello poter dire "amici", nonostante sia una conoscenza abbastanza recente, se si contano le volte in cui ci siamo fisicamente visti) che forse ma proprio forse perchè ancora non si sa, potrebbero trasferirsi in Olanda. La cosa che mi ha assolutamente colpito è la nonchalance con cui Claude, mio marito, ha commentato la cosa: piacerebbe anche a lui. Proprio lì, proprio nella stessa città.
Ora, se conosceste mio marito, che è proprio di pochissime parole specie a tavola con nuove conoscenze, sapreste che quello che ha detto e come l'ha detto significa che seriamente, a lui piacerebbe davvero, e solo legami troppo stretti di obblighi e doveri lo tengono qui, ancorato come me a una situazione scomoda e non voluta.
Tutti nel mondo faticano, alcuni meno di altri d'accordo, ma almeno se uno scegliesse il modo in cui deve sgomitare per non soccombere potrebbe sentirsi meglio, secondo me. Soprattutto se c'è una prospettiva diversa da quella che abbiamo qui (che è pari a schiaffi in faccia).
Da lì, abbiamo parlato un po' del perchè non ci proviamo.
Sono anni che ne parliamo, probabilmente il mio grande interesse per i blog di expat deriva anche da quello, dal fatto che sotto sotto a me piacerebbe espatriare, costruire qualcosa altrove. Con lui. Da sola non credo lo farei per una ragione precisa: il mio lavoro non mi piace, ma non ho una qualifica forte per fare altro all'estero. Almeno qui ho sempre pagato tutte le bollette e viaggiato riempiendomi occhi e cuore di quell'Altrove che tanto mi piace.
A un certo punto però mi domando: quando potrò smettere di pensare agli altri (cioè a quegli obblighi che mi tengono qui) e potrò cominciare a pensare a noi due? Quando costruiremo qualcosa che vogliamo noi, e non la smettiamo di fingere che ci vada bene una situazione che non ci rende soddisfatti?

Qualche mese fa parlando con una persona a me vicina (e che c'entra con gli obblighi di cui sopra), questi mi ha sconsigliato di cambiare casa, in quella maniera forte e autoritaria che non ammette repliche, "perchè lui sa cos'è meglio". Io gli ho fatto notare che se non ora ma fra "qualche" anno, quando dico io, quando potremo pensare alla nostra di famiglia, io e Claude? Non gliene importa niente di noi due, pensano ai loro calcoli e al margine di profitto che non concede loro nulla. Lo so che la situazione è difficile per tutti, ma onestamente perchè ci devo anche andare di mezzo io, mio marito e quello che vorremmo fosse la nostra famiglia? Dopo undici anni di fedeltà al mio lavoro con tutto quello che ne consegue, forse ho pagato il mio debito. Io lo credo, onestamente. Fino a poco tempo fa no, ero terrorizzata pensando a quello che sarebbe potuto accadere, ma ora non tanto. Perchè a ripensare a tutti i sacrifici, i pianti, le notti con gli incubi, gli scampoli di vita persa per via di questo lavoro, credo di aver pagato pegno.

Magari poi rimane tutto così com'è. E non si muoverà foglia. E resterò qui e non riusciremo a vendere casa a nessuno e continuerò ad avere un lavoro che mi concede nulla.
Ma se per caso a mio marito dovessero offrire un lavoro in Olanda, che ne valesse la pena (e le offerte fioccano da anni, sempre ignorate per via di quei legami), io mi sento pronta a fare i bagagli e a non voltarmi indietro.
Mi domando però se succederà veramente.

8 commenti:

Carla ha detto...

Mi è venuta la lacrimuccia... Vi e Ci auguro di poterci riuscire, se non lassù, altrove. Un mio amico mi disse che i legami che ci mantengono in un posto non sono legami, ma catene. Conscia di questo so che qualunque posto sarà casa se avrò accanto il mio Fry. E nessuna distanza fisica potrà mai separarmi dai miei affetti (come in effetti è sempre stato nel mio "vagabondare"). E, chissà, sarebbe bellissimo per me essere vicini di casa :°)

CeciliaChristine ha detto...

Io spero per voi che succeda ... Perché i legami devono essere qualcosa di positivo, ma se sono vincoli che soffocano, allora la vita non è più vita!

Aria ha detto...

io credo sia molto vero quello che tu dici: se si può scegliere dove farsi il mazzo...forse è tutto più semplice. Forse. Ma almeno non si ha il rimpianto di non aver provato. Io non sento il bisogno di andare via, non ora intendo, ho trppi legami qui, e alcuni voluti, ma non escludo nulla dalla vita e se Claude ti ha detto di sì...insieme non avrete nulla da temere!

clara ha detto...

dò ragione a carla e cecilia: i legami devono essere una cosa positiva, non qualcosa che ti tarpa le ali!

Viviana B. ha detto...

Guarda, io sono lapidaria, ma ciò che sto per scrivere lo penso davvero: abbiamo una sola vita e tentare di essere felici è un nostro dovere. Per non sprecarla.
Quando tu e Claude vi siete sposati, avete dato vita ad una famiglia. Una famiglia che, pur non isolandosi dal resto del mondo, ha il diritto ed il dovere di cercare la propria via per realizzarsi al meglio. E se questa via vi porterà tra i tulipani d'Olanda, io ne sono solo felice per voi. E farebbero bene ad esserlo anche tutti coloro che dicono di volervi bene.

Moky ha detto...

Se a mio marito arrivasse una proposta seria dove ha spedito i CV, partiremmo subito. Prima di prendere questa decisione però ha dovuto recidere, suo malincuore, legami che lo tenevano ancorato.

Silvia ha detto...

Ho letto entrambi gli ultimi due post, questo e quello che hai pubblicato in seguito... e cosa posso dirti? Capisco perfettamente quello che dici e ti auguro solo di riuscire a trovare, anche nei rischi e nei "salti nel buio", la tua vera strada. Perchè se c'è una cosa che ho imparato e che fa tutta la differenza del mondo, è quella che hai scritto anche tu: "ma almeno se uno scegliesse il modo in cui deve sgomitare per non soccombere potrebbe sentirsi meglio". Combattere su un posto di lavoro (o in una vita) nel quale non ci si sente bene è orribile, perchè è una battaglia nella quale non si crede... ti auguro che la vita ti possa dare presto un segno e la possibilità di rivoluzionarla!

Moky ha detto...

Sono, ovviamente, d'accordo con Vivib e con chi ti dice di cogliere l'attimo… chi più di me potrebbe rappresentare proprio il beneficio di una scelta così "pazza"? Certo, ci sono rischi, ma ce ne sono di più a rimanere ancorati ad una realtà che non soddisfa più, come minimo, e che magari ci avvelena lentamente! Ci sono dei "caveat", nell'andarsene. Li puoi immaginare, ma te ne dico uno: lo sbiadirsi di certi rapporti, anche quelli importanti.
Ma alla fine, ognuno ha il diritto, ed il dovere, di vivere la propria vita, la vita che si sceglie, non che scelgono altri per lei/lui.