venerdì 16 gennaio 2015

Le cose che mi piacciono

Cecilia ha ragione, non scrivo spesso cosa mi piace del mio lavoro o degli annessi, e mi sono lamentata abbastanza...sapete che si dice che il lamento fatto ad alta voce sia veramente un sollievo fisico al lagnante? E' un meccanismo del nostro cervello, ultilissimo nel caso si voglia far sklerare qualcuno intorno a noi...ma vabbè! :D

Ecco gli oscuri lati positivi del mio lavoro e di questi ultimi viaggi. Ci ho pensato un po' su e mi sembra giusto dare a cesare quel che è di cesare.

1) lo stipendio. No, seriamente, al di là che sono largamente sottopagata per la mia figura lavorativa (potrei senza dubbio prendere 600 euro in più nette mensili se fossi altrove con la mia anzianità), lo stipendio potrebbe essere davvero più basso. Io non è che pretendo le vacanze in barca privata alle Galapagos, però mi sono potuta togliere degli sfizi pregevoli con Claudio, viaggiando in posti che ci piacevano senza dover contare le monetine per mangiare. Cosa che invece facevo per vivere nel nemmeno tanto lontano 2004, quando arrivavo a fine mese con 5 euro in tasca, pagando regolarissima tutte le bollette, ma mangiando pasta in bianco l'intera quarta settimana del mese.

2) aver conosciuto alcune persone che mi hanno ispirata. Poche, devo dire, perchè il mio ambiente lavorativo è pieno di stronzi matricolati con tanto di dottorato di ricerca in "ti accoltello alle spalle" e "ti sfrutto fino all'osso". Ma da figure anche negative ho capito cosa vorrei e soprattutto cosa NON vorrei essere nella vita. E secondo me non è cosa scontata, perchè vedo tanti che sono abbastanza trascinati dalla corrente di idee e personalità altrui, mentre avere chiare due o tre cose osservando chi è davvero realizzato o chi è davvero odiato è illuminante.

3) la forma mentis acquisita dopo anni di lavoro tecnico. Adoro essere abbastanza nerd, avere qualche skill di programmazione per capire cosa c'è dietro a una applicazione, capire come si interfacciano i sistemi, avere idea dei processi di business di una azienda, conoscere le problematiche dei software gestionali e avere skills di logistica. Anni di gavetta e di duro, durissimo lavoro mi hanno permesso di mettere da parte la naturale pigrizia di fronte alla tecnologia di chi ha una formazione umanistica, e mi hanno costretto a imparare a capire molto del mondo che mi circonda, in una maniera che temo sia invisibile a chi non ha la più pallida idea delle potenzialità degli strumenti che vengono usati ogni giorno per lavoro, per svago, per necessità. Certe cose che a me paiono lapalissiane lasciano completamente stranite persone che penso siano preparate, ma che sono tagliate completamente fuori dall'ambito tecnologico. Ve lo dico: è un peccato. Ma se mi metto a parlare di cose vagamente tecniche, addormento gli interlocutori...perciò lascio perdere.

Queste sono senza dubbio le più importanti.
Parlando del cesso dell'aeroporto di Atlanta, che pare abbia riscosso curiosità, è presto detto:
è pulito, proprio tanto pulito, i singoli bagni non sono troppo stretti (che se uno ha giaccone e bagaglio a mano è un bordello entrare), tutti i singoli bagni hanno il gancetto per la giacca/borsa, e (meraviglia!) hanno il coprisedile igienico. Avete presente? E' una specie di ciambella di carta sottile che copre il sedile del water e vi evita pericolosi equilibrismi.
Inoltre è possibile sia usare la fotocellula che tira l'acqua automaticamente, che il tastino per tirare a mano lo scacquone. Non so se avete mai lottato con una fotocellula difettosa, ma per quanto mi riguarda è una sicurezza avere anche il tastino. Mi fa sentire a mio agio.
Non è richiesta la mancia a chi pulisce (non ricordo più in quale aeroporto, ma mi è capitato).


Ora, e per rispondere anche al gentile anonimo che mi metteva in guardia sul lasciare il mio lavoro, alla luce di quello che ho scritto sopra, perchè DAVVERO voglio lasciare il mio lavoro in un momento così orribile dell'economia mondiale? Sono uscita di senno?

La risposta seria, quella senza lagne, quella senza skleri che offuscano la mia capacità di giudizio, è una sola.
Mi sto ammalando. Mi sto ammalando da anni, ed è sempre peggio. Voglio e devo prendermi cura di me prima che sia irreversibile. Il mio lavoro non solo ne è la principale causa, ma non mi permette assolutamente di avere tempo per prendermi cura della mia salute.
Non importa se saremo poveri, se sarà umiliante non avere un lavoro (vi ricordo che sono andata via di casa a 21 anni lavorando e studiando per via dell'imperativa necessità di emancipazione), prima viene la mia salute. Ho aspettato troppo tempo, cado a pezzi.
Ma ci metterò determinazione e ne uscirò.
Io, ora che sono pronta, ne sono sicura.

4 commenti:

ero Lucy ha detto...

Oh. Mi dispiace per i pezzi, brava, corri ai ripari!
Riguardo al resto, fighissimo! Qui a Miami quasi tutti i bagni pubblici sono come descrivi, alcuni piccini, certo, a volte zozzi tipo quelli in italia ma sono quelli non gestiti da americani :D
Hai placato una parte delle curiosita', ma ormai ti vedo come George Clooney in Up in the air - non per il tipo di lavoro, ma vai a sapere perche'.

Cecilia Costantini ha detto...

Ti capisco benissimo ... Io non ho fatto in tempo e mi sono ammalata, per recuperare e guarire ci ho messo un sacco di tempo. Da guarita penso che mai, mai, mai il lavoro dovrebbe essere fonte di stress e nervosismo, magari fatica sì, ma non sensazioni negative. Da una parte bisogna imparare a lasciarsi scivolare tante cose addosso, dall'altra i benefici devo superare di tantoooo i 'piccoli inconvenienti'. E non parlo solo di benefici economici, ma sostanzialmente di ciò che ci fa stare bene ed essere sani.

Moky ha detto...

Ci vuole coraggio anche a mollare, che se ne dicano.
Spero che tu prossa prenderti cura di te stessa ed uscirne alla grande

Viviana B. ha detto...

Non voglio ripetermi, quindi sorvolo sulla questione lavoro e ti ringrazio solo per aver svelato il mistero del fascinoso bagno pubblico dell'aeroporto di Atlanta. :-D