venerdì 14 ottobre 2016

Sofia Viscardi ha scritto un libro

E io l'ho comperato e l'ho letto. E ora non arricciate il naso perchè a 36 anni leggo libri per "young adults" (cioè sotto ai 18 anni).
A me i libri per YA piacciono assai. Li leggo con passione, quando mi capitano tra le mani. Il mio preferito per sempre è senza dubbio "Mel" di Liz Berry, della mitica collana Gaia Junior Mondadori. Quando ero ragazzina quei libri li divoravo. Quello mi è rimasto nel cuore, e quando ho la febbre e non riesco a stare concentrata perchè mi fanno male gli occhi, lo prendo dalla libreria e lo rileggo, contenta del suo font abbastanza grande che non mi affatica nonostante il mal di testa da febbre, delle pagine ingiallite e del fatto che se non riesco a finirlo perchè mi addormento non c'è problema perchè ricordo la storia a memoria.
Il libro della Viscardi l'ho letto in un paio d'ore abbondanti, forse tre, cominciandolo in metropolitana e finendo sotto alle coperte in un letto gelido (nonostante mio marito ronfasse coccoloso di fianco a me, non riuscivo a scaldarmi).
Sono uscita dall'ufficio al solito orario improponibile, ma siccome la Feltrinelli del centro di Milano era ancora aperta sono andata con cognizione di causa a cercare proprio quel libro. Mi è sembrato caro (scelta discutibile della casa editrice visto che il target sono ragazzine) ma l'ho preso lo stesso. Ho guardato la 4a di copertina, con questa bella foto dell'autrice con un grande sorriso aperto e franco. La bellezza dei 18 anni, diceva mia nonna. Mi sono sentita vecchissima, ho il doppio della sua età e molte mie coetanee vanno ancora a ballare, mentre io compero un libro per adolescenti e mi estraneo dal mondo finchè non giro l'ultima pagina.
Le prime tre pagine mi sono sembrate traballanti, ho pensato che dev'essere dura cominciare per la prima volta nella tua vita una storia senza far sembrare forzato il tutto. Devi presentare i personaggi, far capire che c'è un prima e ci sarà un dopo, devi introdurre il lettore in una quotidianità che non conosce e devi metterlo a proprio agio.
Se devo trovare un problema a questo libro, è decisamente l'incipit e gli errori grammaticali ("AFFIANCO" nel senso di "a fianco a me" non si può proprio sentire), che però vengono spiegati nella fascetta che accompagna il libro come "il nuovo linguaggio dei millennials" (stocazzo, direbbe l'Accademia Della Crusca).
Ma il bilancio finale della storia è che mi è piaciuta. Mi ha fatto una tenerezza infinita. Descrive benissimo i tempi dell'adolescenza, i pomeriggi dilatati nelle chiacchiere, la scuola che ci infarcisce di nozioni di cui capiamo poco e confusamente, le notti dove non si vorrebbe dormire mai.
L'argomento trattato meglio è sicuramente il rapporto di amicizia che lega la protagonista alla sua migliore amica, e al suo migliore amico. E' molto sentito, molto vissuto, tremendamente immacolato nella sua purezza.
La Viscardi ha saggiamente evitato di approfondire l'argomento del sentimento d'amore con il personaggio di cui si innamora la protagonista, perché anche nei tempi descritti è davvero immaturo e acerbo, eppure fedele alla esperienza che in molti abbiamo vissuto: la sensazione di totalità e stordimento che provoca il primo innamoramento, le sensazioni amplificate enormemente dall'inesperienza, dalla sensazione che non ci possa essere un "dopo". Ammetto di aver sentito il cuore stringersi piccinissimo quando ho letto di amori folli in due, tre, quattro settimane. Ma quelli sono i tempi dell'adolescenza, mica altri, ed è giusto così, fedele alla realtà.
Lo farei leggere a una mia eventuali figlia? Sì, credo di sì, anche se il personaggio un po' isterico maschile non è che sia esattamente l'ideale d'uomo, ma forse è fedele al Maleducato Moderno, figlio di genitori assenti e separati che non si sono curati troppo di insegnare i modi.
Perciò, decisamente approvato.

7 commenti:

Cecilia Costantini ha detto...

Io di libri per adolescenti non ne leggo più (ho letto AMore 14 e mi volevo un po' sparare), ma leggo i tipici libri di 'toilet fiction', le storie d'amore improbabili e le passioni focose, mi fanno un sacco ridere, sono leggeri, a volte ci vuole proprio. Per la stessa ragione mi sono piaciute molto alcune serie come Life Unexpected o Being Erika, in certi periodi (tipo questo), mi ritrovo in quella confusione mentale ed è confortante.

Zion ha detto...

no quelli di Moccia proprio non li ho mai presi in considerazione. Ma per dire, anche gli Harry Potter sono romanzi YA. Certo La Rowling ha una bravura nello scrivere che è invidiabile, ma è anche una donna con un bagaglio diverso dalla Viscardi. Non li posso nemmeno mettere a confronto, sono completamente generi diversi.

clara ha detto...

La Crusca direbbe " 'sto cazzo" :D

Comunque. Anche a me piace il genere, anche se preferisco quelli non italiani, come la Stephenie Meyer, Suzanne Collins. Ho letto Moccia e ho resistito a stento alla tentazione di bruciarlo, non per evitare la figura di quella che brucia i libri, ma perché non era mio.
Harry Potter sinceramente non lo includerei nella categoria dei "YA", perché il primo e il secondo erano chiaramente per bambini, poi il successo è diventato così incredibile che si vede che gli editor e la casa editrice hanno avuto una grande influenza. Non negativa, eh, però non era più (solo) per bambini, ma chiaramente rivolto anche al pubblico adulto, neanche young. D'altra parte sono anche i libri in cui Harry entra nell'adolescenza e quindi non è più un bambino. Boh, grande scrittrice comunque.

Io se voglio qualcosa che mi distragga rileggo appunto gli HP, Hunger Games, e, se proprio voglio spegnere il cervello, Twilight.
Comunque a proposito di YA: sai che Suzanne Collins ha scritto un'altra serie di libri, oltre a Hunger Games? Si chiamano "Gregor - The Underland Chronicles" e sono se possibile ancora più malinconici degli Hunger Games. Mi sono piaciuti molto. Il protagonista è un po' più giovane, mi pare che abbia 12 anni all'inizio.

Viviana B. ha detto...

No, non è un libro che leggerei. Incipit traballante e "linguaggio da millennials" (= tentativo editoriale per far sorvolare sull'ignoranza grammaticale) non sono esattamente le credenziali migliori per invogliarmi a leggere un libro.
Forse sarà colpa dell'età, ma mi aspetto che qualcosa che viene stampato sia almeno scritto in italiano corretto, soprattutto se si rivolge al grande pubblico, a maggior ragione se è concepito per i ragazzi (molti di un'ignoranza abissale, senza che abbiano pure il supporto di certa letteratura a peggiorare la situazione).

Comunque, come sai, anche il libro sul quale ho lavorato recentemente non era esattamente del mio filone letterario favorito e si rivolge a giovani adulti (i protagonisti stessi sono due YA, ai primi anni degli studi universitari)... Ma non così tanto giovani come quelli descritti da Sofia, evidentemente.
Hanno le loro esperienze - d'amore e di sesso - e le descrivono senza troppi imbarazzi.
A 18 anni si vive ancora l'adolescenza, evidentemente, ma già a 22 anni pare che il discorso cambi parecchio...

Personalmente comunque, a differenza di Cecilia e Clara, se dovessi cimentarmi con questo genere, leggerei il libro di Sofia o di altri autori o autrici italiane: credo ci siano molti scrittori, anche giovani, anche promettenti, trascurati a favore di un'esterofilia non sempre così giustificata.

alinipe ha detto...

YA tutta la vita!
Un tizio una volta ha detto (più o meno eh): le storie migliori in assoluto sono le storie - belle davvero - per i bambini e i ragazzi. E sono le più difficili da scrivere. Ma se un libro per ragazzi o bambini è davvero bello allora è facile eppure intenso, vivido e profondo... E allora è un libro per tutti.

Alice (divoratrice di letteratura per ragazzi)

Il fatto che il tizio fosse Neil Gaiman non vuol dire che fosse di parte eh... ;)

Aria ha detto...

ma con la casa poi...com'è andata?

Zion ha detto...

@aria: ciao cara, ho appena scritto un post per spiegarlo. :-* spero tu stia bene!