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venerdì 3 aprile 2015

Un altro arrivo, un'altra partenza

Sono appena tornata da Cracovia, una esperienza come le altre, cioè lunga (lavoravamo 11+ ore al giorno) e difficile per la sensazione di essere sempre una pila scarica.
Mentre scrivo sto lavorando. Ho appena lanciato una serie di job in background, quindi lavorano felici e tranquilli, e fra poco dovrò confrontare il risultato con dati in mio possesso.
Notate l'ora, non è sbagliata: superiamo le nove di sera. ma d'altronde chi fa il mio mestiere lo sa che va così, impegni personali, amicizie, hobbies: tutto piano piano diventa uno sfondo sfocato, e restiamo assorbiti in un gorgo che non ci lascia scampo.
Non è questione di imporsi per uscire prima dal lavoro.
Quando troppe persone dipendono da quello che riesci a chiudere, tu non te ne vai facendo spallucce. E' il sistema che è malato e prende meno persone facendogli fare il doppio del lavoro, me ne rendo conto. Ma schiacciata tra le mille responsabilità, non si può fare altro, la scelta non esiste e anche se non sto salvando vite umane, io resto qui e lavoro finchè non ho finito.

E come me, milioni di altre formichine che hanno un mutuo da pagare, dei figli da mantenere, una moglie da accontentare, un ego da soddisfare.
Io non so più cosa voglio. Se da un lato so che sto semplicemente spremendo il fondo del dentifricio (io sono il dentifricio), dall'altra parte mi sento terribilmente inerte.
Come un pacco postale, prendo aerei ogni settimana per andare qua e là.
Sono tornata a casa e non ne ho riconosciuto l'odore, quando ho aperto la porta.
Quando la sera, finita la riunione alle 9 di sera, dico "torniamo a casa", sto parlando della mia stanza d'albergo.
Non guido da giorni, prendo solo taxi perchè vanno in nota spese.

Ma secondo voi, vivere così, è una figata? No perchè qualcuno mi ha pure detto "vorrei essere al tuo posto". Io ve lo dico: state al vostro, fatevi una casa, una famiglia, ricordatevi di com'è fatto l'abbraccio del vostro partner, la sensazione di protezione delle vostre cose. Perchè niente è indelebile nella nostra memoria, e io riguardandomi indietro nell'ultimo anno non vedo altro che una corsa infinita senza aver costruito niente di vero.

mercoledì 25 marzo 2015

Non sono sparita...

...E' solo che sono a Cracovia a fare il mio lavoro, con un nuovo progetto, nuovo team, stesse dinamiche.
Ieri sera ho detto a cena che non si può pretendere il 120% da una persona per un lungo periodo (posso capire in un momento di picco di lavoro, una cosa passeggera) e mi è stato detto che siccome abbiamo su questo nuovo progetto picchi tutti i mesi per i prossimi due anni, non è un ragionamento accettabile.

NON
è
UN
RAGIONAMENTO
ACCETTABILE.

L'unica cosa che mi consola, è che il team è fatto di persone civili ed educate, quindi basta gruppi di Whatsapp di lavoro dove vengono postate immagini pornografiche, battute infelici sessiste o omofobe, e basta a un registro estremamente basso nelle conversazioni.
Però, tutto il resto ovviamente non cambia.

giovedì 19 febbraio 2015

The climb

Ieri sera in auto tornavo dall'IKEA, guidavo e ho ascoltato questa canzone. Mi prenderete per scema, ma ho pianto. Sì, per una canzone di Miley Cyrus, assolutamente ho pianto. Goccioloni grossi, che cadevano dagli occhi nemmeno mi fossi sfregata col peperoncino.
Semplicemente ascoltavo le parole e mi ci ritrovavo perfettamente.
Ricordate il mio entusiasmo, le mie speranze per il mio prossimo futuro, i progetti, la mia determinazione?
Ecco, niente da fare. Non è il momento, sono successe delle cose che esulano completamente dalla mia volontà e non c'è spazio per la mia autodeterminazione, per i miei desideri, per la mia salute: è tutto in secondo piano, in un tredicesimo o quattordicesimo piano a dire il vero, e senza ascensore.
Resto nella mia vita, resto a fare il mio merdaviglioso lavoro, e rimando a data da destinarsi tutto.
Non sorrido, non finisce bene, non c'è una vetta da cui guardare il mondo alla fine del viaggio, solo dovere e nient'altro.
Chi aveva pensato che sputassi nel piatto in cui mangiavo sarà contento, penserà che finisce tutto per il meglio, per quanto mi riguarda si tratta solo di un ergastolo da cui non si esce, un fine-pena-mai.
Cos'ho fatto nella mia scorsa vita per meritarmi questo, onestamente non lo so ma penso di essere stata una persona orrenda, ecco, altrimenti non mi spiego.
Non posso entrare nei dettagli, ma prevengo una serie di domande che nasceranno spontanee: 
"non c'è proprio niente che tu possa fare?" risposta "no". 
"Non c'è margine per almeno chiedere un part time o lavorare in maniera diversa, cambiare mansioni etc?" risposta "no". 
"Si sa per quanto tempo dovrai restare in questa situazione?" risposta "no".


Raga che devo dirvi? Navigo a vista. Non so più niente, non ho certezze e al massimo posso dire che c'è una nebbia del diavolo. Sogni, speranze...tutte cazzate. L'unica cosa che mi resta è andare avanti e contare sulle mie forze. Quelle che mi restano, perlomeno. I miei medici nutrizionisti hanno fatto dei test che indicavano livelli di stress "completamente fuori scala" (testuali parole), si sono spaventati.
Io non sono nemmeno più spaventata, so solo che o victoria o muerte.
In alto i cuori e sguardo all'orizzonte: due post fa dicevo che vedevo la luce in fondo al tunnel. Mi ero sbagliata, era proprio un treno.

domenica 10 novembre 2013

Non è una recensione

Sono sui gomiti e mi si chiudono gli occhi, ma vorrei raccontarvi brevemente di un libro che ho comperato in settimana e finito la sera stessa dell'acquisto (letto tra le 20 e l'una di notte con varie interruzioni).
Si chiama "Sto bene, è solo la fine del mondo" a firma di Ignazio Tarantino, e che vi consiglio perchè nonostante sia un romanzo, è in realtà un'autobiografia romanzata molto vera, molto attinente alla realtà.
Come faccio a dirlo? Beh, è chiaro! L'ho sperimentato di persona!
Andiamo con ordine: il libro racconta la storia di una famiglia (e in particolare di un bambino che nel corso dei capitoli cresce fino alla post adolescenza) che si converte a una religione cristiana molto settaria (è facile pensare ai Testimoni di Geova per via di qualche indizio, ma la setta non viene mai menzionata).
La storia è terribile perchè raccontata dagli occhi di questo bambino/adolescente che vive e crede nei fondamenti di questa religione, con vena molto spesso acritica. 
E ovviamente, una persona al di fuori di quest'ambiente e che legge il libro non può che sentirsi accapponare la pelle nell'intuire la manipolazione che viene prodotta nelle menti di chi viene convertito.

Il fatto è che dopo le superiori ho vissuto per qualche tempo negli USA, a casa di parenti che abbracciavano (e tutt'ora abbracciano) una setta cristiana molto molto molto aderente al racconto del libro. Ci ho ritrovato tantissime analogie, persino dialoghi ripetuti parola per parola. Ho passato metà della lettura del libro a bocca aperta, quando me ne accorgevo la chiudevo di scatto e poi la riaprivo alla frase dopo...è tutto vero, l'ho vissuto anche io sulla mia pelle, l'ho sperimentato da dentro questa setta, fatta da gente non cattiva, mossa da buonissime intenzioni, ma manipolate dall'alto e rigidamente recintate in regole strettissime.

La cosa più triste è che dopo tanti anni, proprio mossa da questa lettura fatta settimana scorsa, ne ho riparlato apertamente a mia madre e a una mia parente (la quale aveva fatto la medesima esperienza qualche anno prima di me, ma lei agnostica si era fatta battezzare per convenienza e tutti contenti l'avevano lasciata in pace), e nessuna delle due condivide il mio pensiero, anzi, direi che lo trovano un atteggiamento stupido: i miei parenti americani all'epoca cercarono in tutti i modi di battezzarmi (sono già battezzata cattolica contro la mia volontà, ma ovviamente per loro non valeva) e di convertirmi, studiai la Bibbia, partecipai alle loro messe e ai loro incontri che si tenevano periodicamente a casa di "fratelli e sorelle di Fede", sopportai sermoni in casa e conversazioni che vertevano per lo più su domande quali: "qual è il versetto che preferisci?", prendendo tutto come un esercizio di Inglese, ma dentro di me sentendomi una pressione addosso che difficilmente è gestibile da una 19enne (anche adesso mi sentirei soffocare alla grande, lo dico). Per fortuna, la mia testardaggine e il mio senso del dovere e dell'onestà (ho un Super Io grande come una montagna, il che spesso mi dà dei problemini...) mi hanno fatto resistere, nonostante il fatto che sarebbe bastato dare loro un "contentino" per vivere felicemente senza rotture di palle quotidiane fino alla fine del mio soggiorno. Io però non voglio essere così, non lo volevo allora e non lo voglio adesso, nè mai. Devo poter dire quello che sono veramente, devo poter rispettare le idee altrui ma anche che gli altri rispettino le mie, e me. Perciò anche se ho ascoltato la loro parola, anche se ho studiato insieme a loro, quando mio zio mi chiamava "sister" (perchè tra di loro si chiamano tutti fratelli e sorelle) io rispondevo categoricamente "I'm not your sister, I'm your nephew", e se mi chiedevano "are you saved?" (intendendo se fossi della stessa chiesa) io rispondevo di no, che ero cattolica e che non mi interessava cambiare grazie. (=pippone di ore nel tentativo di dimostrare che la Chiesa è Babilonia, ma grazie al cazzo, lo so da me e INFATTI vorrei sbattezzarmi, ma mi limitavo ad annuire e a dire che non volevo comunque diventare parte della loro congrega THANKS A LOT)

Il tutto per dire che cavoli, questo libro è un ritratto fedele della REALTà REALE e che le sette cristiane probabilmente si assomigliano tutte. Un'altra cosa, questo post parla di sette, ma ovviamente io sono contro tutte le religioni del mondo, che probabilmente alla base hanno persone che ci credono sul serio, che sentono che c'è qualcosa di più grande e più forte di noi, che tutto questo universo ha un senso, ma mi spiace, QUESTO NON C'ENTRA CON LE GERARCHIE RELIGIOSE. Le religioni sono fatte per manipolare il cervello delle persone, per creare regole diverse e spesso in conflitto con le regole della società in cui viviamo, è un gioco di potere e il potere ce l'ha chi influenza le persone, le fa pensare come vogliono loro, non ce l'ha chi fa crescere persone con PENSIERO CRITICO e LIBERE DI SCEGLIERE.
Io mi sono sentita in gabbia negli stati uniti, ma mi sento in gabbia anche per essere stata etichettata come cattolica quando sono l'esatto opposto di un cattolico che aderisce ai dettami della bibbia e del vangelo.
Io non sono così. Non importa se credo in un Dio, in un Gesù, in un Allah o se aderisco a una religione animista (come la religione Shintoista, poniamo). Io non sono come mi vogliono loro, e non lo sarò MAI. Se sento qualcosa, lo sento nel mio cuore e non ho bisogno nè di un libro che mi dica come devo comportarmi (per quello esistono le leggi mutevoli degli stati) nè di una persona da un palco che mi incita a pensarla come loro. 
Se c'è un Dio, non ha certo bisogno di un palco e un microfono per manifestarsi. Ed è per questo che credo che le religioni siano aberrazioni, e mi auguro che un giorno spariscano tutte, permettendo agli uomini che vogliono credere di ascoltare il cuore, e non le casse a tutto volume.

sabato 12 marzo 2011

31 a breve

Tra meno di un mese compirò trentuno anni. Ci penso oggi e mi sento un sacco divertita dalla cosa.
Primo, perchè praticamente tutti i miei ex a quest'ora di anni ne hanno ben di più. E ricordo i molti piagnistei di gente che a 27 o poco più anni si pensava praticamente finito, sul viale del tramonto.
Io non capisco di checcazzo si droghi 'sta gente, ma davvero. A 31 anni il mondo è meravigliosamente incasinato, pieno di schifo e di potenziale positivo. Ma è anche vero che si ha in mano la propria vita, con tutti i pro e contro che ne conseguono. A ogni scelta corrisponde una conseguenza, a volte positiva, a volte negativa, ma comunque l'orizzonte non è più fermo come nella bolla dell'adolescenza, in cui ci si crede sempre stufi e si guarda al futuro come una cosa remota. Il futuro è oggi, adesso, tangibile e modellabile.
Le responsabilità sono ovviamente altre e più grandi, ma insieme ad esse anche la capacità di giudizio è migliorata e ci si riesce a godere meglio quello che uno ha cominciato a ottenere.
Anche se in questo istante sto passando un momento lavorativo particolarmente brutto e difficile, posso pianificare il mio futuro, posso vedere la luce in fondo all'orizzonte (a luglio quando scade il contratto), posso avere una vita come la voglio io al di fuori del tracciato lavorativo. Certo, sacrifici ce ne sono tanti. Emotivamente sto evolvendo in un modo che non mi piace, mi rendo conto che rispetto a dieci anni fa sono più fragile, più piagnona, più rigida nelle scelte, pure più drastica tante volte. Questo è soprattutto dovuto al percorso a ostacoli che mi ha permesso di arrivare fin qui, con una relazione stabile che mi infonde sicurezza e dà colore alla mia vita: ma prima di arrivarci ho visto spezzata la parte più fiduciosa e ingenua di me, quella che speravo sarebbe rimasta per sempre. Peccato. Si guarda avanti, ma mi spiace non poter essere mai più come prima.

Detto questo, ho litigato con M.
M ha l'età di mio papà, e io gli voglio molto bene. Gli anni sono passati stranamente in fretta per lui, forse anche per me, quello che prima non mi infastidiva ora mi infastidisce assaj. Specialmente la radicalizzazione sulla posizione della fine dell'amore. Innamorati non si resta, per lui e i suoi più cari e coetanei amici. Nessuno è più innamorato della propria moglie da tempo immemore.
Il suo ribadire continuo, anche attraverso relazioni con ragazze pure più giovani di me (oramai non è difficile che siano più giovani...), che alla fine si resta insieme per motivi a me oscuri e il dileggio della mia fiducia nel coltivare il mio amore, mi urta.
Non sono affari miei con chi lui si "distragga", ma non vedo perchè la mia storia debba andare come la sua e quella dei suoi compagni.
Il problema per cui abbiamo litigato non ha a che vedere con queste mie personali riflessioni. Il motivo scatenante è che da molti mesi a questa parte il suo bisogno di vederci (almeno una volta ogni due settimane come minimo) si scontra con i miei impegni, che sono aumentati in maniera esponenziale da quando ho anche cominciato questo progetto. A parescindere da quelle lavorative, comunque, le mie priorità sono cambiate da quando Claus è tornato da Bologna e ho ricominciato a praticare arti marziali. Da un lato, dovevo per forza frequentare una palestra per motivi medici (e i miei ultimi guai, ora risolti, della fascite plantare sono stati un vero monito per me), dall'altro vedere Claudio di sera a casa è assolutamente necessario per coltivare la nostra unione.
Facciamo un rapido calcolo: le sere utili andavano dal lunedì al giovedì compreso, visto che il weekend sia io che M ci si dedica alle rispettive famiglie.
Il lunedì e il mercoledì se ne andavano per la palestra. In quei due giorni non vedevo Claudio, perchè lui ne approfittava per vedere i suoi amici.
Restavano dunque il martedì e il giovedì. Almeno una delle due sere è giusto che io stia a casa, perchè in settimana mi piace l'idea di stare almeno una serata con il mio ragazzo (di solito infatti era il martedì), per non parlare degli obblighi che una casa comporta. Io DEVO passare del tempo a casa, per lavare, stirare, fare la spesa, e tutto ciò che comporta avere una casa da gestire. Una sera sola a settimana è già decisamente troppo poco!
Il giovedì è praticamente l'unico giorno adeguato per vedersi con amici. Tra l'altro, ne devo per forza avere voglia, con tutte le cose che ho da fare??? Perchè poi mica esiste solo M, no??? Ho da coltivare decine di conoscenze, a volte riesco a vedere le persone a gruppi, altre volte invece devo organizzare singolarmente le uscite. Coinvolgerlo nelle mie uscite purtroppo non è molto fattibile. Non solo per l'età, piuttosto per la scarsa omogeneità dei gruppi di persone che frequento. Non sarebbero compatibili, nè mi farebbe piacere mescolare parti della mia vita che tengo accuratamente separate per questioni personali.
Il tutto si traduce in svariate scene di gelosia da parte di M, che si sente ferito perchè non ci vediamo abbastanza. Aggiungiamo il fatto che con l'arrivo di questo progetto la mia vita sociale si è ridotta a meno di zero, e che con M se si esce è impossibile tornare a casa prima dell'una di notte - e io sinceramente per affrontare conference call e meetings in inglese e tutti i problemi complicati che dobbiamo risolvere a lavoro ho bisogno di concentrazione e riposo - ecco che gli ho spiegato chiaramente che non è nulla di personale, ma non sto più vedendo nessuno, nè lui nè altri amici. Semplicemente, non ce la faccio. Torno a casa stravolta a orari impossibili, l'unica cosa che riesco a fare è cambiarmi e mettermi a letto.
Sogno ogni notte di lavorare, e sogno in inglese, angosciata.
Durante la settimana io e Claudio abbiamo ridotto davvero il tempo che passiamo assieme svegli. Certo, non ho fisicamente il tempo di andare in palestra, perciò ho smesso di praticare. Ma non ho più tempo libero, al contrario ne ho parecchio meno.

Insomma, sono stanca, stressata, angosciata per il mio lavoro, passo pochissimo tempo di qualità col mio ragazzo, a malapena riesco stare dietro a tutte le cose da fare in casa, e lui - LUI!!! CHE è IN PENSIONE!!!- si lamenta che la NASA fa progetti meno a lungo termine di me, dopo che gli ho chiesto di vederci a fine mese per una mostra che rimane aperta solo il giovedì sera: il prossimo non posso io, quello dopo non può lui, gli ho proposto il 31: L'HA PRESA MALE.

Sapete che c'è? Che mi sono rotta i coglioni. Già dormo male, già il mio lavoro mi prende 13 ore al giorno, già devo vedere il mio compagno, i miei fratelli, mia madre si lamenta che non ci si vede, già ho decine di cose a cui pensare che sono obbligatorie e non certo divertenti.
Se ci si mette pure lui...basta...mi sono rotta di sentire piagnistei perchè non ho una voglia matta di vederlo. Ma io mi domando se certa gente si ferma a pensare che cosa vuol dire sacrificare delle ore di sonno, quando cronicamente sono senza, per vedere lui che ME LA MENA perchè non ci vediamo abbastanza. Uscire con lui significa che devo stirarmi i vestiti del giorno dopo alle 6 del mattino, invece che dormire un'ora in più. Significa che non posso andare a fare la spesa, e poi se non c'è niente in casa pazienza, ordiniamo DI NUOVO una pizza. Significa che anche se è mezzanotte e sono stanchissima e mi si chiudono gli occhi lui dice "dai l'ultima sigaretta" e io 1) non ho più voglia di fumare e 2) ma figa non vedi che non mi reggo in piedi? te lo dico da un'ora "andiamo a casa" ma ovviamente fai come cazzo vuoi tu!!!

Io VOGLIO avere una vita sociale, io VOGLIO vedere i miei amici, ma non sopporto il doversi vedere PER FORZA quando la mia vita è tutta una corsa disperata perchè ho 2000 impegni. BASTA. ORA BASTA.

Con M ho chiuso. 6 anni di amicizia buttati nel cesso.

giovedì 30 dicembre 2010

In memoriam

Sei quello buono, quello dalle mani grandi come un papà. Calde, avvolgenti, che danno sicurezza.
Mi conosci da sempre, da quando sono nata. Mia madre mi ha affidata alle tue cure e ogni volta che abbiamo seguito i tuoi consigli, io sono guarita. Mi hai seguita da bambina, da adolescente e da giovane adulta. Ho fatto gaffes orribili con te, ho detto cose che non ho mai detto a nessun altro, solo a te. Mi hai consolato con voce pacata e profonda, mi hai somministrato medicine buone e consigliato libri importanti, e strade da seguire per conoscermi di più.
Mi fido di te, mi fido del tuo giudizio, ho affidato la mia vita alle tue mani migliaia di volte e lo rifarei ogni volta che mi fosse possibile. Tu mi conosci, e tu mi guarisci.
E ora non ci sei più, e un pezzo di me è spezzato, perchè nessun medico è mai stato buono così con me, nessuno mi ha detto quello che mi hai detto tu e nessuno mi ha mai guardato veramente, come facevi tu.
E io queste cose avrei voluto dirtele di persona, o almeno scrivertele, ma non l'ho fatto e mi morde dentro questa cosa.
Però io spero che tu lo senti, che lo senti che sei stato il medico più amato e più rispettato di tutti, che tutte le persone che hai aiutato, spesso senza chiedere nulla di nulla in cambio, se non una guarigione e un sorriso, che hai seguito anche a casa, che hai chiamato a distanza di tempo per sapere come andava, tutte queste persone ti amano e ti devono tanto.

La vita è anche questo, la morte arriva e lascia solo ricordi. Ce ne hai lasciato di bellissimi, hai trasformato malattia e sofferenza in salute e serenità.
Grazie, dottor Leonelli, grazie grazie grazie.

domenica 31 ottobre 2010

Questo non è davvero un bel periodo

E di conseguenza, se non volete sentire le mie lagne passate direttamente al prossimo post...
io ve l'ho detto, neh?

L'ultima settimana ho avuto almeno 3 mal di testa allucinanti, di quelli che mi vengono solo dopo che ho pianto. Infatti sono davvero una fontana. Di motivazioni ce ne sono tante, ma non ho nemmeno tanto la forza di scriverle per esteso.
Sono una persona fortunata, e me ne rendo conto. Mi faceva l'elenco Marco, l'altra sera in cui mi ha praticamente costretto a vederci perchè era tanto che non ci vedevamo e mi ha fatto la sceneggiata napoletana via sms. Non ho saputo dirgli di no, anche se sono sconvolta di sonno e spossatezza in questo periodo e l'ultima cosa di cui ho bisogno è che gli amici aumentino l'entropia. Cosa che puntualmente accade.
L'ultima settimana l'ho passata a tenere questo corso in cui gli studenti, pure molto carini e gentili, mi hanno distrutto con domande e approfondimenti non previsti, ma impossibili da evitare a causa dello scarso materiale didattico (non l'avevo preparato io).
Sono tornata a casa OGNI SERA con la sensazione di aver scalato una montagna e senza alcuna certezza di essere in grado di fare altrettanto il giorno dopo.
A Tai Chi, mio unico vero svago della settimana, ho riassunto in una sola frase la mia sensazione e il mio umore: "Mi sento un sacco di patate". Detta tra l'altro a questo ragazzo che 8 anni fa avevo rimbalzato (stavo ancora con exstorico) e che nel frattempo è diventato meravigliosamente bravo in tutti gli stili che pratica e incredibilmente empatico (in effetti, vuole fare il maestro). Imparare da lui mi fa sentire ancora meno preparata della realtà, che diciamocelo, è già di per sè deludente. Per di più, alla prima lezione NON MI HA RICONOSCIUTO, e inoltre non si ricorda il mio nome e lo sbaglia con "Veronica". Depression.
A proposito di amiche/amici, questa settimana sono stata rimproverata perchè avevo preso il famoso impegno con Marco venerdì sera, e poi è venuto fuori che la band di cui sono capitano del fan club aveva un concerto proprio quella sera. Ma io non ero stata avvertita, perchè non ho Facebook (e continuerò a non averlo, grazie).
Oramai però dopo la sceneggiata di marco, NON potevo dargli buca. Lui ha il doppio della mia età e al concerto sarebbe stato francamente fuori posto (se mi leggesse mai, mi darebbe una pedata nel cu**. Perdonami, Marco!). Non potendo essere contemporaneamente in due posti, ho dato priorità al primo impegno che avevo preso (come secondo me è giusto che sia: non trovate odioso quando siete d'accordo per vedervi con qualcuno, e poi vi chiamano dicendo "oh, scusa, ho un altro impegno?". Praticamente vuol dire "mi importa di più del resto che di te, mi diverto di più altrove, per me sei solo un ripiego". Odioso!).
La risposta della mia amica è stato un laconico sms di implicito, sprezzante rimprovero.
Ma avevo le mani legate! Mi sono intristita.
Alla fine, ho incastrato tutto e non so nemmeno come ho fatto. Ero così tesa e stressata che appena sono scesa dalla macchina per salutare Marco, sono scoppiata a piangere (e lui non sapeva che pesci pigliare).
Abbiamo cenato assieme, poi verso le undici passate di sera ci siamo salutati. Per fortuna i ragazzi della band erano gli ultimi, perciò anche se avevo un limitatissimo margine ho preso la mia Micra e sono volata fuori Milano a sentirli suonare. Sono arrivata esattamente alle ultime note del soundcheck.
Ho fatto finta di divertirmi, in verità mi domandavo perchè non riuscivo a rilassarmi e a godermi la musica.
Il bassista ha fatto un assolo di chitarra (in un paio di pezzi si scambia lo strumento con il chitarrista della band) assolutamente orrendo, imbarazzante, persino io che non capisco un'acca di musica mi sono tappata le orecchie! Il batterista doveva fare delle urla e ha cominciato a tossire...un disastro!
Per di più dei ragazzi sconosciuti hanno infastidito noi ragazze del fan club, una è stata proprio molestata, e io purtroppo non mi sono accorta di quello che stava succedendo altrimenti avrei sfogato molte delle mie frustrazioni volentieri pestando volentieri qualcuno di loro...forse è stato meglio così. Ma odio i maschilisti, le prevaricazioni e odio che non ci si possa divertire tranquilli a un concertino di provincia. Di stronzi è pieno ogni buco del mondo!
Quando mi hanno spiegato l'accaduto, ho cercato questo trio in giro e li ho visti molto lontani da me che stavano infilando l'uscita, salutando calorosamente il tizio che vendeva i biglietti della serata.
Non sono riuscita a raggiungerli (correre per insultarli mi sembrava puerile, erano davvero troppo lontani), ma mi sono avvicinata al bigliettaio e gli ho chiesto: "quelli sono tuoi amici?" e lui "sì sì" e io: "begli stronzi!", lasciando il tizio abbastanza a bocca aperta. Tra l'altro lui mi stava un po' qui perchè mi aveva fatto storie per entrare (era tardissimo) e comunque si è fatto pagare il prezzo pieno del biglietto. Niente da dire, ma non deridermi perchè sono arrivata tardi e devo comunque pagare tutto. Simpatia!
Tutta settimana è stata comunque delirante, dal punto di vista emotivo e fisico. Ma soprattutto emotivo.
Io e Claudio sembriamo avere delle incomprensioni amplificate dalle mie ansie e insicurezze. Questo mi ha intristito ancora di più, perchè io e lui di solito non litighiamo proprio mai.
Però sentite questa, che è la ciliegina sulla torta dei nostri bisticci: settimana prossima da martedì a venerdì sarò in Austria. Bene, indovinate chi viene a Milano proprio dal martedì al venerdì? La tale stronzetta che a dicembre dell'anno scorso ci aveva provato con lui. Lavorano sullo stesso progetto, perciò ci sta che ogni tanto si incrocino, però proprio quando io non ci sono? Mavaff...! Claudio ieri notte mi ha depresso ancora di più, perchè dice che non posso amarlo davvero se non ho fiducia in lui. Che lui seriamente si domanda se in futuro peggiorerà la cosa. Ma io avrei anche avuto fiducia in lui, se non fosse che una volta a gennaio mi ha mentito spudoratamente (e l'ho sgamato subito) per coprire un sms personale, non di lavoro, che lei gli aveva mandato! Non c'era scritto niente di che, ma mi ha ferito troppo il fatto che mi abbia mentito. E lui non ammette di aver sbagliato.
Ora io sarò anche paranoica, ma non credo lui mi tradisca. Semplicemente, non riesco ad essere fiduciosa al 100%, perchè la fiducia per me va conquistata, e lui ne ha perso un pezzetto per il suo comportamento.
Non ci capiamo su questo, e sono triste.
Mi domando se è normale bisticciare, cioè, razionalmente lo so che è così, poi ci sono tutte le pressioni a lavoro (mie e sue,che ultimamente è tesissimo), il poco tempo di qualità per stare assieme, anche e perfino i diversi tempi che abbiamo per vivere (io tendenzialmente mi alzo molto prima di lui, che dorme fino a sera e poi starebbe sveglio tutta la notte senza problemi...). Non è mai facile, e quando ci si sente spossati in partenza diventa ancora tutto più impervio.

lunedì 11 ottobre 2010

Memories and future

Col cuore in gola l'ho raggiunto, mi aspettava al sole e sinceramente ero completamente lacerata tra il desiderio di vederlo e quello di non vederlo affatto.
Mi ha regalato una fragola (in questa stagione?) coltivata sul balcone. Ha il pollice verde, lui. Io le piante ce le ho solo finte a casa, perchè muoiono tutte.
Ma è sempre stato così.
Vive in una dimensione così lontana dalla mia che a volte mi sembra un marziano, eppure riusciamo sempre a capirci sin troppo bene.

L'urgenza nelle sue parole mi avevano fatto capitolare di fronte alla richiesta di passare la pausa pranzo assieme: anche se gli avevo detto di no, ha insistito e alla fine ho accettato.
Parlando di questo fatto, gli ho detto la verità: mi viene l'ansia a parlare con lui, perchè non so cosa aspettarmi, e ho tutte le difese abbassate. Ha sorriso, di quel sorriso mortale e quello sguardo che riversa in me un milione di emozioni diverse, perchè anche per lui non è facile parlare con me.

Ci siamo detti cose che non ci eravamo mai detti prima. Gli ho detto di stare attento con le parole, perchè non mi aveva preparato a tanto. Non è mai facile, e lui è molto diretto.
Abbiamo camminato per Milano e l'autunno era così intorno a noi da immergerci in una dimensione tutta nostra. Avevo bisogno di dirglielo. Avevo bisogno di raccontargli quello che non avevo mai voluto dirgli, quello per cui non ha mai capito fino in fondo perchè si fosse spezzato tutto.
Non sono sicura di aver elaborato nemmeno la metà di cosa ci siamo detti. Eppure qualcosa si è mosso. Si è ricomposto. Qualcosa di profondamente stonato ha azzeccato la tonalità giusta.
Rimane mio malgrado, oppure per fortuna, una parte di me così grande che non posso ignorarlo. Quando c'è anche lei, non risuoniamo come oggi.
Ha usato una volta la parola "armonia". E' quello che vorrei nella mia vita. Quando siamo sinceri l'uno con l'altra, per un attimo io la sento.
Nonostante tutto, una parte di me ti amerà per sempre.

martedì 14 settembre 2010

Come crescere bene un bambino in una italia razzista

E sì, la storia è vera, e la location è la verde Brianza.

- Signora Irina, come mai non viene più con suo figlio a giocare al parco?
- No, no, non vengo più, non è bene per noi.
- Suvvia, cosa dice? C'è ancora il sole, c'è ancora caldo, venga, i bambini giocano assieme, si divertono.
- Ma le due signore dicono di no.
- Le due signore? Che cosa dicono?
- Dicono ai loro figli: "non giocare con quel bambino lì, tanto è straniero e non vi capireste."


Certe frasi sottendono tutto il male di questa nostra nazione ignorante.

martedì 20 aprile 2010

Sacramento ad personam

Io compero e leggo il Fatto Quotidiano, l'unico quotidiano che a mio parere merita una capatina dal giornalaio.
La prima pagina di oggi aveva questa foto con didascalia (ingrandibile):
La didascalia recita:
Silvio berlusconi riceve l'eucarestia ai funerali di Raimondo Vianello. Eppure ai divorziati risposati il sacramento della comunione è assolutamente negato come ribadito da Papa Wojtyla e da Ratzinger.

Non riesco nemmeno a commentare.

venerdì 29 gennaio 2010

Uffa/2 - la spiegazione

Come tirarsi addosso le antipatie altrui: seguite il mio luminoso esempio!



Questo post di Tieffemme mi ha provocato una reazione che non è piaciuta per niente al proprietario del blog.
Vorrei sottolineare come l'intero blog sia scritto con piglio ironico e divertente, e anche se non lo seguo da molto tempo l'ho sempre trovato interessante. Un altro motivo per cui mi piace leggerlo è che l'autore è un grafomane mancato (lo dico in senso simpatico) e scrive parecchie volte al giorno...quando passi tanto tempo al pc come me, è bello vedere molti aggiornamenti.

Purtroppo ho commentato in maniera rude il post di cui ho messo il link poc'anzi...e la risposta è stata quel che è stata. Certe volte mi dimentico che le persone che stanno dietro allo schermo, che si mettono in gioco scrivendo su un blog, che raccontano o condividono considerazioni proprie, sono sensibili presumibilmente almeno come me, e che siccome non mi conoscono non possono sapere che il mio non è un attacco personale, non li voglio giudicare come persone...comunque il risultato è sgradevole per tutti, e anche se penso davvero quello che ho scritto, penso anche avrei potuto scriverlo in maniera più gentile: esattamente come si fa nella vita reale (un termine molto nerd sarebbe "nella vita off line").
Sono poco diplomatica, spesso mi accorgo di dire le cose che penso troppo senza filtri, e tra l'altro è molto difficile per me gestire questo lato del mio carattere, perchè siccome di base nasco tremendamente timida, ho faticato mortalmente per anni per cambiarmi e cercare di tirare fuori quello che provo e che penso (quando credo di essere nel giusto).

Dopo anni di lavoro sul mio carattere, ora mi accorgo di aver esagerato. Ovviamente non è il singolo caso con tieffemme ad aver scatenato questa mia autocritica, quanto un insieme di episodi degli ultimi mesi (oddio, forse anni) che mi fanno riflettere.
Ci sono momenti in cui tiro le fila delle esperienze che vivo, ieri sera è stato uno di questi momenti.

Non mi importa di fare "figuracce" (come qualche commentatore ha scritto) perchè il problema non è come mi sento io, quanto come si sente la persona che viene investita dalle mie emozioni. Perché anche nella vita reale non riesco a capire qual è la linea di confine? Perché non riesco a capire dove fermarmi?
Ho vissuto un sacco di situazioni in cui le persone che dovevano spalleggiarmi o incoraggiarmi hanno calpestato i miei sentimenti, e so come ci si sente, quindi perchè non riesco a fare altrimenti?
Il problema forse è che in vita mia ho spesso dovuto graffiare per farmi ascoltare, perchè ero completamente ignorata. E non perchè non fosse pertinente quello che avevo da dire, quanto perchè non riuscivo a far sentire la mia voce, le personalità altrui erano sempre così schiaccianti, così enormi.
Un peso non indifferente che non sapevo come allontanare.
Forse è per questo che sono così. Mi domando cosa ne pensino i miei amici più intimi, ma non so se ho il coraggio di chiederglielo.

Questo minestrone melodrammatico è solo una riflessione senza mediazioni, come faccio sempre qui, l'unico posto in cui riesco ad essere me stessa, sul blog. E' il mio piccolo spazio personale, posso permettermi di dire quello che veramente penso anche se sono maleducata e dico cose insensate e stupide.
E' soffocante. Non so come fare per migliorarmi. Vorrei essere solo una persona migliore, e non ne sono proprio capace.
Non ne sono proprio capace.

martedì 17 novembre 2009

Happiness?

Mi sento veramente sola senza claudio. e dire che torna a febbraio, e il weekend di solito ci vediamo. ci sono giorni in cui non mi manca per nulla, neanche ci penso, come se la mia vita non contemplasse un intreccio profondo con la sua. E poi ci sono giorni diversi, come oggi, come capita, e mi si mozza il respiro perchè non sento la sua presenza, perchè mi sveglio in un letto freddo, perchè quando apro gli occhi vedo solo il piumone sfatto e una assenza tangibile ripiegata sul cuscino dentro al suo pigiama.
Certo non aiuta avere il cielo bigio che pesa inesorabile sui tetti delle case intorno a me. Camminavo questa mattina e sentivo solo l'odore dell'aria bagnata di una pioggia congelata in aria, come se mi muovessi svogliata in un fermo immagine.
Ho preso il treno e i pensieri si aggrovigliavano senza che ne potessi afferrare nemmeno uno, ma non riuscivo a dormire, nemmeno quei pochi istanti che di solito mi concedo tra un respiro e l'altro.
Il peso delle cose non fatte si àncora all'anima uncinando i bordi, mi rendo conto che non la dò a bere a nessuno: a organizzare gli altri, ancora ancora, ma a organizzare la mia vita sono un totale disastro.
Vorrei poter afferrare la sua mano per farmi guidare in questi momenti di smarrimento, ma non c'è niente da cercare: in questi giorni di inizio settimana sono sola in mezzo a una folla di gente, ascolto, rido, faccio battute, rassicuro, aiuto e dò conforto, e dentro di me in un angolino cerco a tentoni la sua mano e mi ripeto di chiudere gli occhi e aspettare venerdì sera che poi arriva eh poi arriva poi arriva. Poi, arriva.
Trattengo il respiro un sacco di volte al giorno e mi accorgo di non star respirando solo perchè mi si offusca la vista, e allora sì respiro, allora fanno male i polmoni e mi ricordo come si fa.

Mi manca tanto tanto. Tanto.

mercoledì 11 febbraio 2009

Lorenzo Odone (1978 - 2008)

Tanti anni fa rimasi colpita da una storia vera, toccante, terribile e piena di speranza - negata e ritrovata e poi ancora negata.

Si tratta della storia di Lorenzo Odone, che molti possono ricordare grazie al Film "L'olio di Lorenzo" del 1992. Il film è certamente molto bello, e abbastanza fedele alla storia reale.
Lorenzo Michael Murphy Odone è nato il 29 maggio 1978 a Washington, negli Stati Uniti, da Augusto e Michaela Odone. Pare fosse un bambino dall'intelligenza vivace e precoce: a 5 anni parlava fluentemente inglese, francese e italiano, e la sua curiosità era spiccata.
La famiglia si trasferì per lavoro alle Isole Comoro, dove gli insegnanti notarono delle difficoltà comportamentali e di concentrazione.
Questi sintomi peggiorarono nel tempo, si aggiunsero inquietanti black out e perdita di memoria: i genitori pensavano a una infezione tropicale presa alle Isole Comoro, ma i medici diagnosticarono l'ALD (l'Adrenoleucodistrofia) una terribile malattia genetica fatale.
L'Adrenoleucodistrofia comporta la distruzione progressiva della mielina, una sostanza grassa che permette ai neuroni di trasportare l'impulso elettrico. Il cervello a poco a poco si spegne: tra i sintomi ricordiamo che sopravviene difficoltà di movimento fino alla completa inabilità (aprassia), demenza, afasìa, cecità. La lista è lunga e penosa.
Si diventa completamente disabili, un fantoccio che aspetta di morire. Una condanna a morte, tra le più tremende.
Questa diagnosi sconvolse comprensibilmente i genitori che però non si diedero per vinti: cominciarono la ricerca estenuante di una cura per il loro figlioletto di pochi anni, e nonostante fossero estranei all'ambiente medico, studiarono loro stessi un rimedio per Lorenzo, partecipando anche a simposi e passando molte ore sui libri e le riviste scientifiche.
Grazia alla tenacia e alla perseveranza, mentre i sintomi di Lorenzo peggioravano sempre di più, gli Odone misero a punto una cura diversa da quelle conosciute finora: sintetizzarono un inedita miscela di olii vegetali raffinati che aiuta a rallentare il processo degenerativo, in particolare nei pazienti presintomatici. Questa sensazionale scoperta avvenne nell'ambito di una ricerca scientifica non certo ufficiale portata avanti con perseveranza dagli Odone in prima persona solo per amore di Lorenzo.
Purtroppo però il processo di smielinizzazione in Lorenzo era troppo avanzato: rimase per tutta la vita incapace di parlare, muoversi, sorridere, deglutire, mangiare. Cieco, muto, e disabile quasi completamente fisicamente: era in grado di dire "sì" o "no" con un battito delle palpebre, a volte con una pressione leggera delle dita.
I suoi genitori, che non si arresero mai, fondarono il Progetto Mielina, una fondazione internazionale senza fini di lucro, che ha lo scopo di finanziare la ricerca sulle malattie rare, neurologiche e demielinizzanti (come l'ALD, ma non solo).
Michaela e Augusto si dedicarono tutta la vita alla cura del loro figlio, vestendolo, lavandolo, nutrendolo (tramite un sondino), parlandogli, leggendogli storie e facendogli ascoltare musica.
Nel 2000 Michaela venne a mancare. Augusto fece ascoltare al figlio delle registrazioni della voce di Michaela, avendo in cambio quello che sembrò un tentativo di emissione di suoni volontari da parte di Lorenzo.
"Michaela una volta disse che il vero Lorenzo era chiuso a chiave nel suo corpo affetto da ALD" disse Augusto Odone a un giornalista britannico nel 2001, "E io credo che sia vero".

Il 30 maggio 2008, un giorno dopo al suo trentesimo compleanno, Lorenzo Odone è spirato nella sua casa in Virginia, con suo padre a fianco, ormai settantacinquenne, a causa delle complicazioni sopraggiunte dopo una polmonite, dovuta alla presenza di cibo nei polmoni.

L'olio di Lorenzo fu prescritto per anni ai malati conclamati di Ald, senza avere effetti definitivi. Diversa la sperimentazione sui malati ancora presintomatici.
L'ALD colpisce i maschi con il gene della malattia generalmente tra i 5 e gli 8 anni; la terapia preventiva con l'olio ha dato risultati impressionanti: di 120 bimbi sottoposti alla cura, 83 sono ancora asintomatici e liberi dalla malattia.
L'olio di Lorenzo ha una effettiva efficacia preventiva.